martedì 12 agosto 2014

NUMERI VINCENTI DELLA LOTTERIA

Primo estratto                    7552          4° premio
Secondo estratto                7479          3° premio
Terzo estratto                    7854          2° premio
Quarto estratto                   3643         1° premio

sabato 26 luglio 2014

PROGRAMMA DEI SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SANTISSIMA DEL PORTOSALVO

Venerdì 1 agosto
 Ore 21,00           Confessione comunitaria presso la chiesa di San Pietro Apostolo


Sabato 2 agosto
Ore 21,00             PEREGRINATIO MARIAE -processione con la venerata statua dalla chiesa della Natività di M. V. passando per via Thaon di Revel, v.le Orsini, via Trieste, via Galimberti fino a via Bolzano n. 56.
Ore 22,00            All’arrivo S. MESSA in via Bolzano n. 56 e a seguire VEGLIA DI PREGHIERA davanti alla venerata statua.


Domenica 3 agosto
Ore 18,00             Processione con la venerata statua da via Bolzano passando per via Nazario Sauro, via Gorizia, via Marconi, fino a p.zza Giovanni XXIII.
Ore 19,00             In p.zza Giovanni XXIII S. Messa nella quale consacriamo i neonati alla Madonna celebrata da S. E. Mons. Luigi Negri - Arcivescovo di Ferrara.
Con le offerte saranno rinnovate le adozioni a distanza presso l’AVSI e PAFI.
Ore 21,00           S. Messa nella chiesa di S. Pietro Apostolo



Dal 4 al 6 agosto
Ore 18,30            TRIDUO con S. Messa nella chiesa di S. Pietro Apostolo


Lunedì 4 agosto 
Ore 21,30            In p.zza Giovanni XXIII: incontro con S. E. Mons Luigi Negri Arcivescovo di Ferrara sul tema “La nuova evangelizzazione: la missione per la cultura del popolo”



Martedì 5 agosto
Ore 15,00           GRANDE CACCIA AL TESORO con base in p.zza Giovanni XXIII, dove si ricevono le iscrizioni  delle squadre fin dal mattino. Al termine: premiazione della Caccia al Tesoro


Mercoledì 6 agosto
GIORNATA EUCARISTICA VOCAZIONALE IN MEMORIA DI DON FRANCO MARCONE E DON NICOLA DI GIUSEPPE
Ore 9,00              Nella Chiesa di San Pietro Apostolo S. Messa e, a seguire, ADORAZIONE EUCARISTICA che si concluderà alle ore 16,30 con la recita dei vespri e la Benedizione Eucaristica.
Ore 18,30            Nella Chiesa di San Pietro Apostolo concelebrazione Eucaristica, in suffragio di Don Franco e Don Nicola, presieduta dal Vescovo S. E. Mons. Michele Seccia
Ore 21,30    Nella chiesa di S. Pietro Apostolo: “IN LUMINE STELLAE” preghiere, testimonianze e canti in ricordo di Don Franco Marcone e Don Nicola Di Giuseppe.


Venerdì 8 agosto
Ore 17,00             Giochi dei bambini in p.zza Giovanni XXIII
Ore 21,00              In p.zza Dalmazia: esibizione del gruppo folk GIUMARIA


Sabato 9 agosto
Ore 9,00           Giro per le vie della città della BANDA Città di AILANO (CE)
(direttore M° Nicola Hansalik Semale)
Ore 9,00           S. Messa per i defunti della parrocchia nella chiesa di S. Pietro Apostolo.
Ore 10,00         GARA VELICA - 13° Trofeo “MADONNA DEL PORTOSALVO”
organizzato dalla Lega Navale Italiana sul percorso tra zona Campeggi e zona Arlecchino (raduno ore 9,00 presso Lega Navale).
Ore 21,00          In p.zza Giovanni XXIII: esibizione della BANDA Città di AILANO
Ore 21,30          In p.zza Dalmazia: esibizione del gruppo musicale TALENT SHOW



Domenica 10 agosto

Ore 8,30           Arrivo e giro per le vie della città della BANDA DI MOSCIANO SANT’ANGELO
Ore 16,30          A partire dalla chiesa di S. Pietro Apostolo PROCESSIONE SUL MARE
Ore 19,00           Sulla banchina di riva S. MESSA celebrata da S. E. Mons. Michele Seccia Vescovo di Teramo-Atri
Ore 21,00           Al termine della processione: S. MESSA nella chiesa della Natività di M. V.
Ore 21,30           In p.zza Dalmazia: DIK DIK in concerto
Ore 23,00           In p.zza Dalmazia ESTRAZIONE DELLA LOTTERIA biglietto € 2,50

1° premio (4° estratto): autovettura “FORD FIESTA PLUS” - 3P - 1.2 benz. - 60 cv
2° premio (3° estratto): APPLE “iPPHONE 5C 16 Gb”
3° premio (2° estratto): BICICLETTA DONNA modello CITY  28 6V - Nuzzi
4° premio (1° estratto): LAMPADA DA TAVOLO Costanzina con paralume in policarbonato luceplan

Ore 23,30           In p.zza Dalmazia ESTRAZIONE DELLA TOMBOLA biglietto € 2,50
                          - 1^ Tombola: € 750 - 2^ Tombola: € 500


Subito dopo GRANDIOSO SPETTACOLO PIROTECNICO SUL MARE eseguito da Pirotecnica Cav. Costantini Pace & Figli di Pratola Peligna.


Durante la settimana della festa sarà allestita in piazza Dalmazia una Pesca di beneficenza

Le vie principali del lido saranno artisticamente illuminate dalla ditta “Luminarie Canella” di Mosciano Sant’Angelo

CELEBRAZIONE PER I QUARANTA ANNI DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO


Dall’omelia, di S. E. Mons. Michele Seccia, per la Celebrazione dei quaranta anni di consacrazione della chiesa parrocchiale a San Pietro del 30/6/2014


Lasciatemi dire innanzitutto che è molto bello e significativo celebrare l'anniversario della dedicazione della chiesa, in questo caso di San Pietro, nella solennità degli apostoli Pietro e Paolo, perché è in sintonia con il significato stesso della liturgia, della Parola di Dio che abbiamo ascoltato e del nostro essere Chiesa, possiamo comprendere una piccola parola: memoria viva.
Pensando ai 40 anni pensiamo alla storia ma pensando alla Chiesa, pensiamo a noi.
È la viva memoria che si realizza nell'Eucarestia, è la viva memoria della parola di 2000 anni fa che abbiamo ascoltato questa sera, oggi.
Perciò cominciamo proprio di qui (Mt 16, 13-19), Gesù rivolge una domanda che sembra essere di curiosità: la gente che cosa dice di me? Gli apostoli gli rispondono ma la vera domanda che Gesù rivolge agli apostoli è: ma voi chi dite che io sia? E allora chiediamoci, chiedetevi, perché Gesù viene?
Può sembrare una domanda banale ma non vorrei che l'abitudine della professione della nostra fede ci faccia dimenticare quell'aspetto veramente personale della professione di fede che in Gesù Cristo, figlio di Dio nostro salvatore e redentore, nato da Maria che dall'alto della croce ci ricorda: vedi fino a che punto io ti ho amato? Vedi cosa significa la parola che dici troppo spesso: il salvatore, la salvezza …è qui è nella croce, è questo amore fino alla fine, fino alla consumazione.
Ecco, mentre noi ci rendiamo conto di queste affermazioni, non solo io per spiegarle, per ricordarle a me stesso  ma anche per ricordarle a ciascuno di noi, ecco la grande sorpresa …Caro Pietro: né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E cioè la nostra professione di fede è un dono di Dio. È un dono che abbiamo ricevuto e nella misura in cui lo riscopriamo vero, valido, importante per noi oggi, ecco, la memoria si fa viva, la croce di Gesù. Gesù crocefisso ci parla ancora e l'eucarestia diventa non un ricordo ma la presenza di colui che fidandosi di uomini semplici, anzi, di uomini che dal punto di vista umano nell'arco di tempo in cui hanno conosciuto Gesù potevano anche essere poco raccomandabili, perché non è che l'entusiasmo salva, l'entusiasmo di Pietro che dice: io sono tuo amico, io darò la vita per te, io non ti tradirò mai.
Però alla prima paura, alla prima tentazione, alla prima occasione di fare la stessa fine: ma chi lo conosce?
Attenzione che può capitare anche a noi, certo non è questo che ci deve scoraggiare, dobbiamo fare attenzione ma dobbiamo ancor più credere che quel segno della croce ed ancora più Cristo dalla croce è il segno della misericordia.
Ti ho amato e sono disposto ad amarti fino alla fine, accogliendoti come tu sei, come tu riconosci davanti a me, dice Gesù.
E lo stesso Paolo, addirittura nel momento cruciale, lo aveva già fatto tante altre volte: stava andando a prendere dei cristiani, dei discepoli del cosiddetto Gesù nazareno per condurli a Gerusalemme e farli processare ed uccidere. Lo abbiamo sentito che una decina di anni dopo, nella prima lettura, si ripete la stessa situazione perché il Re Erode, sapendo quello che stava avvenendo a Roma poco prima di Nerone, Caligola e altri Imperatori che si sono distinti nelle persecuzioni dei cristiani, anche lui dice: il primo lo abbiamo fatto fuori, Giacomo che era il Vescovo di Gerusalemme, e allora togliamo di mezzo anche Pietro Me lo fai carcerare.
È il potere di tutti i tempi che crede, con la forza, con la violenza, con la ragione di stato, di togliere davanti non solo i segni ma soprattutto le persone che rappresentano colui che è venuto per dare la vita presentandosi come via, verità e vita. Colui che ha detto: credete in me e sarete felici, seguitemi.
Aveva detto queste cose e gli apostoli che hanno capito il messaggio di Gesù, proprio Pietro  nella sua lettera aggiunge, pensando al Tempio: siete diventati pietre vive ...non cemento armato ma molto di più, pietre vive, questa è la Chiesa
È la Chiesa che come una medaglia ha due facce, la faccia di Pietro nella solidità della pietra, ma una pietra che è viva perché annuncia, perché deve essere pronta a risorgere …quando abbiamo ascoltato nella Prima Lettura (At 12, 1 11): alzati, in fretta! …mettiti la cintura e legati i sandali …ed è da chiedersi ciò, cioè tutti quegli impedimenti umani che fisicamente sono indicati dalle catene ma che sono quei lacci che tante volte ci impediscono di professare la nostra fede.
E magari ce li leghiamo da soli, perché servono a giustificarci per non fare questo, non fare quest'altro, contro ogni se e ogni ma …si ma, si però …è come un retaggio che noi ci mettiamo per sentirci al sicuro e stare immobili, forse per rinchiuderci in una prigione, una prigione dove Cristo non c'è, non lo annunciamo e non lo professiamo.
Bisogna uscire all'aperto, anche se può sembrare un sogno come a Pietro.
Pietro quando si sveglia dice: ora ho capito.
Chiediamoci: c'è stato un momento nella nostra vita nella quale ci è venuto spontaneo dire “ora ho capito”?
E non perché siamo diventati più intelligenti, più bravi, ma perché ci capita di affermare un particolare della nostra fede, questo particolare che oggi è riportato nel Vangelo: né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
È lo spirito che ci guida alla verità tutta intera, è lo Spirito che da a delle persone inermi, fragili, come Pietro ieri e come Paolo che si lasciano condurre, basta sfogliare la Seconda Lettera ai Corinzi per capire tutte le traversie che Paolo ha dovuto affrontare senza mai tirarsi indietro nell'annunciare il Vangelo, e quindi per costituire, formare e fondare le comunità, le Chiese viventi.
Ecco allora che tutti questi richiami ci coinvolgono nella consapevolezza di essere stati chiamati a formare una Chiesa viva, una Chiesa che ha la faccia di Pietro per la sua solidità e coraggio ma ha anche di contro la faccia e l'impegno di Paolo, testimone, annunciatore, viaggiatore, missionario.
È Paolo che va alle genti, oggi chiaramente le sue lettere, per quanto ci indichino la missione dei suoi viaggi, rappresentano un mondo abbastanza circoscritto, ma immaginate oggi come questo Vangelo deve continuare ad essere annunciato ed a risuonare in tutte le parti del mondo ma questo può avvenire se noi che siamo qui stasera, noi che formiamo la Chiesa viva di pietre vive, ci sentiamo tutti impegnati non solo nella fedeltà di Pietro ma anche nella disponibilità di Paolo ad andare, dove? Lontano e vicino.
La lontananza non è solo geografica ma di cultura, di abitudini, è la lontananza che si crea nella famiglia quando, pur essendo tutti battezzati, aumentano i si ma, però per me, secondo me, ma tutti fanno così, e allora la famiglia cristiana, che è la pietra viva della Chiesa, a volte comincia a sbriciolarsi, cioè a non essere più pietra fondante, pietra forte che annuncia, testimonia e vive della fede.
Capite come Pietro e Paolo sono presenti in famiglia, come nella comunità?
Perché è così bello sentire una comunità che si preoccupa non solo di celebrare nel luogo consacrato il sacrificio, il culto a Dio gradito, ma a questo punto esce dalla chiesa e arriva alla società, arriva in questo mondo che mette molti schermi, molte opposizioni, molta indifferenza, che continua a segnare più divisione che comunione, riconciliazione, più proibizioni in riferimento alla pratica della fede …guardate che dobbiamo stare attenti: non abbiamo paura di mostrare la nostra identità, non la imponiamo a nessuno ma guai a noi se abbiamo paura.
La nostra società purtroppo, non quella dei paesi lontani ma  anche la nostra civiltà europea, sembra più voler mettere in angolo tutti i segni della fede. Ma il segno della fede, il segno della croce, il segno della vittoria del bene sul male, è il segno della certezza che Dio continua ad amare gli uomini, e questo amore passa, deve passare attraverso la testimonianza che dobbiamo offrire.
Allora le pietre vive si mettono in cammino e diventano costruzioni  di accoglienza, diventano gesti di solidarietà, diventano condivisione nel bisogno, e allora si che la Chiesa di Cristo, presente nel mondo non come maggioranza ma come lievito ha detto Gesù, siate lievito, siate seme, siate annunciatori, perché con questo compito noi veramente seguiamo l'esempio del Signore che, ha dato tutto per noi fino a donare se stesso.
Il dono che possiamo fare di noi stessi è proprio il dono dell'amore, della solidarietà, della riconciliazione, cioè di quei gesti che costruiscono ponti e non divisioni, che costruiscono un'alleanza nuova che noi celebriamo proprio nell'Eucarestia, quando Cristo si dona a noi.
E allora stasera, mentre cantiamo proprio una liturgia di lode, di ringraziamento alla Santissima Trinità perché si è degnata di abitare in questo luogo con il segno della dedicazione, quindi dell'unzione con il Crisma anche delle pareti e dell'altare, chiediamo al Signore che questo Crisma penetri, entri anche nelle nostre vite, perché animati dallo stesso spirito, possiamo  insieme con Maria Santissima aprire le porte del cenacolo ed andare ad annunciare il Vangelo ed essere quei discepoli che continuano, in una viva memoria, ciò che Cristo ha compiuto una volta per sempre.
E proprio in virtù della sua divinità possiamo dire che questa attualità, questo sempre è quello che noi viviamo se lo viviamo con fede, con gioia e con speranza.

Sia lodato Gesù Cristo

LA FESTA 2014

Sempre la festa cristiana è lode di Dio ed espressione concreta di fraternità.
In questo anno si aggiunge la ricorrenza del quarantesimo anniversario della Dedicazione della Chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo, che abbiamo già celebrato il 29 Giugno scorso.
Fare memoria di tale evento significa riconoscere che il Signore cammina sempre al nostro fianco e ci traccia la strada suscitando tra noi uomini e donne che hanno dedicato la loro vita a nostro Signore Gesù Cristo. Tanti volti affiorano davanti alla nostra memoria e altrettante grazie hanno arricchito la nostra comunità parrocchiale in lunghi anni di storia.
Si potrebbe comporre una litania di santi che hanno vissuto tra noi una vita ordinaria in modo straordinario e ora intercedono presso il Padre celeste: MARIETTINA, ANTONIO, VINCENZO, MARIANNINA, ANTONIETTA, ALBERTO (Bebé), GIUSEPPE, ROSA, OLIVIERO, EDOARDO, GIOVANNA, DON NICOLA D. G.,    DON FRANCO, ELISA, SERGIO, e tanti, tanti altri che la mia memoria non riesce a ritenere. Con la preghiera di questi nostri amici del cielo e con la Divina Grazia, la nostra Comunità cresce nella fede, si rafforza nella speranza e fa esperienza concreta di carità. La Madonna del Portosalvo vigila come una mamma premurosa, soprattutto sui figli di malferma salute spirituale e fisica, per i quali raddoppia la sua materna protezione e mediazione. Ecco l'essenziale della Festa Mariana: rifugiarci nel suo cuore di Madre.
Ci sono altre manifestazioni culturali, ludiche, sportive, che esprimono la gioia di un popolo unito nella fede in Cristo. Per questo anno mancherà la SAGRA DEL PESCE, a causa della indisponibilità della struttura predisposta sul porto. Non mancherà la partecipazione cordiale ed operosa di quelli che si dedicavano alla sagra e, per il prossimo anno, questi affezionati amici pregheranno, penseranno, inventeranno e realizzeranno con maggiore slancio una rinnovata edizione della sagra.
Sono grato al popolo giuliese, alla comunità parrocchiale, ai cari parrocchiani estivi, all'instancabile comitato, ai preziosi questuanti e a quanti si adoperano con responsabilità, perché la festa di Maria SS.ma del Portosalvo sia un annuncio di salvezza per tutti.

Don Ennio Lucantoni

NOTIZIE DAL MARE

PESCA: SITUAZIONE DIFFICILE MA VINCE LA SOLIDARIETÀ

Ve lo immaginate il pescatore che, dopo aver tirato su le reti, con le mani ancora bagnate, si mette ad armeggiare con il tablet per comunicare alle autorità competenti  il tipo, la  quantità, la  qualità ed il peso del prodotto appena pescato? Va bene la telematica, ma qui forse si esagera. Eppure è una delle novità, tra le più contestate, introdotte di recente nel già martoriato settore della pesca. “Che senso ha”, protestano i pescatori,  “obbligarci a comunicare in questo modo la nostra attività quando sarebbe più semplice per noi riempire un modulo presso la Capitaneria di Porto una volta tornati a riva?”
Un'altra novità contestata è poi il blu box, il costoso satellitare dei natanti, obbligatorio per le imbarcazioni superiori a 15 metri. Ma fa discutere soprattutto la “licenza a punti”. Essa funziona allo stesso modo della più nota patente di guida: ad ogni navigante vengono assegnati 20 punti che possono essere decurtati se si commettono infrazioni (pesca entro le tre miglia, mancato rispetto della taglia minima da pescare ecc.). Il rischio è quindi che per un certo periodo di tempo non si possa esercitare il proprio lavoro. Nulla di positivo poi neanche per quanto riguarda i costi del gasolio che sono in costante aumento ed incidono ancora pesantemente sul costo del lavoro. Insomma, per la pesca sono ancora tempi difficili e non si vede ancora alcuno spiraglio positivo.
 L'Italia poi è poco ascoltata in sede comunitaria dove spesso dettano legge i paesi nordici. Le nostre istituzioni ormai fanno ben poco per aiutare un settore in forte crisi. Fra due anni anzi spariranno anche le agevolazioni previdenziali e fiscali e quindi ogni impresa dovrà pagare per intero le proprie quote.
Una delle questioni che continua a creare frizioni fra la categoria e le istituzioni è poi l'annosa diatriba sul fermo biologico, il periodo cioè in cui è proibito pescare per consentire il ripopolamento della specie marine. Quest'anno il fermo nell'Adriatico scatterà l'11 agosto e si protrarrà fino al 15 settembre. Il periodo prescelto non piace affatto alla nostra marineria perché in questo modo aumenteranno le importazioni e di conseguenza lieviteranno i prezzi e sarà difficile poi riportare il tariffario alla situazione precedente. “Sono anni che sosteniamo che il periodo migliore per il fermo biologico è quello primaverile, ma senza alcun esito. Imporre il fermo in piena stagione turistica è sbagliato anche perché saremo costretti a commercializzare pesce congelato o d'importazione, con grave danno anche all'immagine del nostro turismo”, spiega Vincenzo Staffilano, presidente del Gruppo Azione Costiera Costa Blu di Teramo.
Che dire poi dell'invasione delle flottiglie esterne che vengono nei nostri porti e spesso pescano in modo indiscriminato, pescando sottomisura senza neanche la mediazione del Mercato Ittico? E' una delle piaghe maggiori di cui si lamenta la categoria. Stanchi di questa situazione, alcuni armatori locali hanno addirittura abbandonato il nostro scalo per trasferirsi su altri porti dove il fenomeno è meno diffuso, come ad esempio San Benedetto del Tronto. Le autorità locali sembrano fare ben poco per frenare questo esodo, che costituisce, come è agevole comprendere, un grosso danno per tutta l'economia cittadina. E soprattutto non c'è alcun investimento sui giovani: molti pescatori sono vicino al pensionamento e non si vede alcun ricambio.
Qualcosa tuttavia si sta facendo, almeno per non far morire definitivamente la categoria. Una delle speranze è data dal FEAMP (Fondo Europeo per le Attività Marittime e della pesca), erede dei più noti FEP. Tali fondi europei sono stati introdotti e saranno operativi fino al 21 dicembre 2020. Ma mentre nel FEP  la pesca era considerata come attività a sé, con il FEAMP essa diventa solo un segmento di tutta l'attività marittima, accanto ad ecologia ed ambiente.
La novità più confortante e della quale abbiamo già accennato in qualche edizione precedente di quest'opuscolo è la nascita dei GAC (Gruppi di Azione Costiera). Essi sono sorti con il compito di valorizzare la nostra costa, e di sostenere  l'economia locale legata alla piccola pesca. Il Gac  Costa Blu di Teramo, di cui è presidente Staffilano, studia e supporta tutte le idee dirette a salvaguardare la pesca tradizionale, incentivando e promuovendo le possibilità di business ad esso connesse, che siano esse legate al commercio, alla gastronomia, al turismo o alla cultura marinaresca. Chi ha bisogno di incentivo, piano economico o semplicemente un parere, può perciò rivolgersi a tale organismo dove troverà dei professionisti che lo aiuteranno a capire come utilizzare al meglio i fondi destinati al settore ittico.
Tra le più importanti novità introdotte dal Gac va segnalato poi  l'impegno per accorciare la filiera di vendita con la commercializzazione del prodotto on-line direttamente al privato. A tale proposito sono nati, all'interno dei Gac, i Gruppo d'Acquisto Solidale (GAS) . Si tratta di un organismo che raggruppa  per il momento circa 150 famiglie della provincia di Teramo. Attraverso la rete telematica tali famiglie possono ordinare il quantitativo e la qualità di pesce desiderato. A capo del gruppo c'è un referente delegato a trattare e concordare il prezzo con le imprese di pesca.
È un metodo intelligente e solidale per aiutare le famiglie e dare un po' di respiro all'intero ambito della pesca. In questo modo ne trae giovamento anche l'intera economia locale. Non va dimenticato infatti che Giulianova costituisce il primo porto adriatico nella commercializzazione del pesce azzurro. Un'attività questa, che fornisce lavoro a migliaia di persone tra settore diretto ed indotto. Ed è una ricchezza certamente da salvaguardare e migliorare.                

PARROCCHIA LIVE

PELLEGRINAGGIO A LOURDES 21-25 APRILE 2014

Quando Santina ci propose il Pellegrinaggio ero attratta dall'idea, ma spaventata dai 1600 km da percorrere in pullman e perciò avevo deciso che non era un viaggio per me. Gli eventi della vita, però, insegnano… e cosi decidemmo di andare a Lourdes.
Andare a Lourdes principalmente per ringraziare, per pregare e per chiedere come mendicanti.
Appena arrivati, sono stata folgorata dalla bellezza e dalla semplicità della Messa delle 23 presso la Grotta dell'Apparizione ed ho capito che, in quel momento, il mio posto era proprio lì.
Il primo giorno è stato intenso e molto faticoso, con la Via Crucis che si inerpica su una collina, ma è stato molto bello porgere il braccio a mia madre, ipovedente grave, nonostante la fatica della salita.
La Confessione con padre Severino (che non aveva niente di severo) mi ha fatto sentire l'accoglienza, la serenità, l'amorevolezza dell'abbraccio di Cristo ed ho scoperto che il sacerdote, pur essendo bresciano, ogni anno viene in vacanza a Roseto e, se Dio vorrà, ci risentiremo.
Il bagno purificatore e “mozzafiato” nelle piscine dell'acqua della Sorgente di Lourdes, dove sei accolta ed accompagnata dalle volontarie come si fa con una bambina, con una dolcezza, una calma, una tenerezza che non ti aspetteresti; e dove sei colto da un'emozione che ti impedisce di pensare a qualsiasi cosa… E poi… i malati, tanti, tantissimi, di ogni età e di ogni tipo, ma tutti con lo sguardo verso la Grotta e verso qualcosa di più grande.
Quello che, però, non mi aspettavo è stato il clima familiare che si è creato tra noi tutti del “Gruppo di Giulianova”, come urlava Santina dopo cena per gli avvisi. Conoscevo già tutti, ma con alcuni avevo soltanto scambiato dei frettolosi saluti dopo la Messa della Domenica, presa dalle mie cose e dalla mia vita. Questo pellegrinaggio, invece, mi ha fatto conoscere meglio e, forse, con gli occhi di Cristo, ognuno, percorrendo un pezzo di “strada” insieme, come dei veri compagni di viaggio.
Una delle parole che più mi hanno colpito da quando c'è Papa Francesco è il suo continuo richiamo al fatto che “il Signore primerea”. Nella sua lingua, primerea sta a indicare che ci anticipa, ci sta aspettando. Mi ha fatto ricordare che un altro nostro amico, don Giacomo Tantardini, adesso in Paradiso, lo diceva sempre: Gesù è prima e ci aspetta. Beh, in questo pellegrinaggio che abbiamo fatto per me è stato ancora più evidente tutto ciò. Gesù, attraverso la Grazia delle apparizioni, ci stava aspettando a Lourdes. E' stato bello mettersi tutti insieme in cammino (prima in pullman e poi a piedi) per andare a visitare i posti dove i santi piedi della Madonna hanno toccato la nostra terra, nella Santa Grotta. Insieme, a confessarsi, ad aiutarci nella Via Crucis, nei momenti di preghiera, nel Rosario, al bagno nelle piscine, nella processione e nell'Adorazione Eucaristica.





Insieme anche nei momenti di pranzo e cena, nei piccoli momenti di svago, in piena libertà e gratuità. Gesù primerea in tutti questi momenti.
Bellissimo, poi, è stato guardare le persone: i nostri compagni di viaggio, i pellegrini da tutto il mondo, i tantissimi ragazzi festosi e con le facce colorate che accompagnavano i malati, i tanti volontari, i sacerdoti. Tutti con lo stesso desiderio e la stessa domanda. Essere lì non solo per noi, ma anche per tutti quelli che portavamo nel cuore.

Tutto questo è l'esperienza concreta di un popolo in cammino, per aiutarci ad incontrarLo. Durante la proiezione del film “Bernadette”, c'è una frase che mi ha colpito molto. Quando un magistrato chiede a Bernadette di descrivergli come era la Signora quando le parlava, se Lei avesse gli occhi rivolti in alto, verso il cielo. Bernadette risponde, semplicemente: “… ma se parlava con me… aveva lo sguardo verso di me!” Che bello! Questo è lo sguardo della Madonna, verso di me! Chiediamo di poterlo meritare.



ESPERIENZA DEL VOLONTARIATO AVULSS

Anni fa, in un periodo difficile della mia vita, una mia cara amica con la quale preparavo le lezioni di catechismo, mi portò a conoscenza  di una associazione di volontariato, della quale faceva parte e che aveva visto nascere in questa Parrocchia : l'AVULSS.
Mi parlò a lungo di questa associazione e del servizio che le volontarie svolgevano in ospedale e mi propose di partecipare al corso di formazione che si sarebbe tenuto a primavera. Ero piuttosto dubbiosa e le risposi che nello stato d'animo in cui versavo mi sembrava contradditorio ed impossibile avvicinare le persone in stato di sofferenza, condividere i loro dolori ed aiutarle. Ritenevo di essere io ad avere bisogno dell'aiuto di queste volontarie che donano il loro tempo con gratuità, umiltà, sempre serene e sorridenti. La risposta fu: ”Se non provi non potrai mai sapere. Sono sicura  che se parteciperai al corso ed andrai nelle corsie dell'ospedale cambieranno molte cose in te”.
Mi trovai così, senza accorgermi, iscritta al corso. Le mie perplessità, le mie paure, all'inizio non si placavano; poi un giorno, durante una lezione tenuta da uno stimatissimo professore di filosofia sulla conoscenza di sé, venni colpita dall’argomento trattato e veniva messo il dito nelle mie piaghe. Essere tormentata da quelle parole e divenire consapevole di quello che c'era dentro di me fu un'unica cosa. Una grande emozione mi pervase.
Era la grazia del Signore  che mi donava  chiarezza  e metteva sulla mia strada una grande opportunità per crescere in umanità.
Finii il corso ed iniziai subito ad andare in corsia. Accanto a me ci furono tante volontarie, ricordo i loro nomi ed i loro volti che con pazienza  mi aiutavano ad imparare come avvicinarmi agli ammalati, mi insegnavano la discrezione, l'umiltà ed i silenzi che sembrano interminabili ma pieni di significato.
Era così iniziato il mio cammino, tutt'oggi non ancora terminato, e giorno dopo giorno  mi sono arricchita nella relazione con gli altri, ho affinato la mia sensibilità nei confronti delle persone in difficoltà. Nei loro volti sofferenti vedo il volto di Cristo, vicino a loro dimentico le mie difficoltà, i miei dolori si alleggeriscono e cresce in me, ogni volta che faccio servizio, una grande serenità e tanta lietezza.
L'Avulss, grazie  a un gruppo di  volonterose persone, è da trent'anni presente a Giulianova ed ha come punto di riferimento la nostra Parrocchia. E' una presenza silenziosa che si è allargata senza scalpore  e che dona gratuitamente il proprio servizio presso l'Ospedale Maria SS dello Splendore e la RSA Cristal.
Per diventare volontari Avulss è necessario frequentare un corso base di formazione che è aperto a tutti coloro che desiderano donare del tempo, con dedizione e costanza, alle persone in situazioni di difficoltà. Il percorso formativo prosegue poi con incontri mensili dedicati all'approfondimento e articolati secondo le esigenze del gruppo, seguendo le linee indicate dalla Federazione Nazionale Avulss.
Vi lascio una frase di Don Giacomo Luzietti (1931 – 1994) fondatore dell'Avulss: “ Chiedo ad ognuno di voi di  essere apostolo di pace e di riconciliazione, perché la pace e la riconciliazione sono la base su cui creare ogni rapporto umano sia tra i Volontari sia verso i fratelli sofferenti e malati che siamo chiamati a servire.”


Una volontaria Avulss








LA GIOIA DEL SÌ PER SEMPRE

Lo scorso 14 febbraio, Festa di San Valentino, Papa Francesco ha voluto incontrare i fidanzati per celebrare insieme “La gioia del Sì per sempre”, iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. All'incontro sono stati invitati i fidanzati che si stanno preparando alla celebrazione del Matrimonio.
Anche la nostra Parrocchia, nel gruppo del cammino di fede in preparazione al matrimonio, ha vissuto le parti salienti di questo appuntamento importante in uno degli incontri proposti. È per questo motivo, con l'occasione che ci è stata offerta attraverso l'invito del nostro Parroco a scrivere della esperienza di quest’anno, che ci piace ricordare i punti del dialogo tra il Santo Padre e i fidanzati che mag-giormente hanno colpito le coppie che fanno parte del nostro percorso. Essi riassumono molto bene il senso, le preoccupazioni e le speranze di ogni coppia che si prepara a celebrare il Sacramento del Matrimonio.
Nell'incontro il Papa, ad una domanda postagli da una ragazza sulla paura del “per sempre”, ha risposto invitando i fidanzati a non lasciarsi vincere dalla cultura del “provvisorio”, quella mentalità che porta a pensare che "stiamo insieme finché dura l'amore", e poi finisce il matrimonio. Egli ha paragonato il cammino matrimoniale alla costruzione di una casa, che si costruisce assieme e che non va edificata sulla sabbia, bensì sulla roccia dell'amore vero, l'amore che viene da Dio. E la “ricetta” che il Santo Padre ci ha proposto per vincere questa paura del “per sempre” è quella di affidarsi al Signore Gesù in una vita che diventa un cammino di crescita spirituale quotidiano e di chiedergli di moltiplicare ogni giorno l'amore. Allora, nella preghiera del Padre Nostro, la parte che recita “Signore, dacci oggi il nostro pane quotidiano” potrà diventare "Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano".
Ad una seconda domanda dei fidanzati, che chiedevano se esistesse uno "stile" della vita della coppia, il Papa ha risposto con tre parole che possono riassumere le “regole” del cammino di una famiglia: permesso, grazie e scusa. “Permesso” è la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto, cortesia e attenzione. "Grazie "richiama la gratitudine ed il dono. E nella vita matrimoniale è importante tenere viva la coscienza che l'altra persona è un dono di Dio e imparare a ringraziarsi a vicenda per ogni cosa. " Scusa" è la terza parola, attraverso la quale si riconoscono i propri errori, nella consapevolezza di non essere infallibili e che tutti possono sbagliare. E ci ha esortato a ricordare l'insegnamento di Gesù, che ci conosce più di chiunque altro, e che ci invita a non terminare mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostra casa, nella nostra famiglia. E' stato molto bello ascoltare e condividere nel gruppo il messaggio del Papa per le coppie di sposi e futuri sposi. Esso è stato accolto ed apprezzato da tutti per la sua semplicità.

Quello appena concluso è stato, per questo gruppo di famiglie, un anno importante. La crisi che attraversa il nostro mondo invade anche la famiglia, e ciò ci ha spinti a rimanere ancora più uniti e a ringraziare il Signore per le coppie di sposi che si sono unite all'equipe e per i fidanzati che hanno deciso di intraprendere il cammino in preparazione al Sacramento del Matrimonio. E' infatti forte il desiderio di “stare insieme” tra famiglie per condividere un cammino di fede, per aiutare ed essere aiutati. Infatti se è vero che “non è bene che l'uomo sia solo” è anche vero che “non è bene che la famiglia sia sola” (cit. Mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in “Globalizzazione e Vangelo della Famiglia”). Essa ha bisogno della comunità per non naufragare nelle onde dell'individualismo e di una società che offre sempre più modelli alternativi a quello della famiglia cristiana. Pertanto, se è vero che il gruppo di famiglie ha il suo momento forte nell'accompagnare i fidanzati al matrimonio, è anche vero che un altro aspetto importante che emerge è quello dello stare insieme per essere più forti e per poter riconoscere il grande tesoro d'amore che il Signore ha dato alla Chiesa attraverso le vocazioni al matrimonio e alla famiglia cristiana che ne deriva. Questo gruppo vuole quindi essere, nella parrocchia, quel seme di speranza che si impegna a vivere questo tesoro per farlo risplendere come una realtà bella ed entusiasmante, nonostante le difficoltà che la vita comporta. In un mondo segnato da tanta solitudine, la famiglia rappresenta ancora “la buona notizia” in grado di rispondere al bisogno di amore radicato nel cuore di ogni uomo. Pertanto invitiamo ogni coppia ad unirsi a questa realtà che, seppur nella sua semplicità, racchiude la bellezza dello stare insieme.







COMUNIONI 2014

L'esperienza della Prima Comunione di nostra figlia Federica è stato un momento di particolare riflessione ed uno strumento di verifica personale di noi stessi, vissuto intensamente da noi genitori e dai nostri cari con la consapevolezza dell'importanza di questo Sacramento. Un particolare pensiero va alle catechiste che con la loro esperienza di fede hanno toccato il cuore di nostra figlia, preparandola all'incontro con Gesù. Il Pellegrinaggio al Miracolo Eucaristico di Lanciano, a cui hanno partecipato veramente in tanti, è stata un'esperienza cristiana, ma anche un importante incontro fra tante famiglie di questa bellissima comunità parrocchiale, vissuto con raccoglimento, ma anche con momenti di canto e di gioia, culminato al ritorno sul piazzale di San Pietro con un canto, “Amico Gesù”, un canto che tutti noi, papà e mamme, conoscevamo, e che tutti insieme abbiamo dedicato a Don Ennio, che ci ha fatto vivere questa meravigliosa giornata con coinvolgimento e fede.
Ma il ricordo più importante, che rimarrà indelebile nella nostra mente, è sicuramente legato al giorno della Prima Comunione, ovvero il volto di nostra figlia Federica, assorta in preghiera e pronta a ricevere Gesù.
                                          Famiglia Gianni e Marilena Ciprietti


L'INCONTRO E IL RITROVO
L'esperienza vissuta con la preparazione alla prima comunione di mio figlio, Leonardo, è stata per me molto profonda ed emozionante, rigenerante direi.
Sotto certi aspetti è stato come riprendere un cammino interrotto, o meglio, come ritrovare un Amico da sempre amato, ma poco frequentato. Sì, il mio amico Gesù, incontrato più di trentacinque anni fa, grazie a chi, oggi, lo ha fatto conoscere a mio figlio: il caro Don Ennio, che con la sua passione e il suo spirito, e spinto da un grande amore, ha riacceso la fiamma, mai sopita, che era in me.
Ecco qui tutta la grandezza della prima Comunione di mio figlio, che ha avuto un doppio ruolo: quello del primo incontro di Leonardo e quello, passatemi il termine, del mio rincontro con Gesù.
È strana la vita, a volte si accantona per un po' chi ci vuole bene, o meglio, chi ci ama, per seguire altre vie più semplici, più terrene, più umane, ma l'amico vero è sempre lì, che ci aspetta con pazienza, con la certezza che prima o poi ritorneremo.
Sì, è così, e quando lo si rincontra, lo si ritrova, credetemi, la gioia è tanta e la sola consapevolezza di tutto questo rende felici, generosi, perché si è ricevuto un grande dono, così grande che si ha voglia di condividerlo.
Ecco, questa è stata la mia piccola, ma significativa, esperienza personale: ho ritrovato un Amico, abbiamo rinnovato la nostra amicizia, spero che verrò a trovarlo spesso.
Chiaramente, poi, vi è stata quella vissuta con tutta la famiglia, per noi è stata una grande gioia. Abbiamo partecipato con entusiasmo, stando attenti ad ogni tappa del percorso, devo dire che anche nostro figlio, Leonardo, era molto preso ed emozionato, ma anche molto consapevole grazie alle catechiste, che hanno fatto un lavoro meraviglioso.
Per noi è stata un'esperienza forte, e nello stesso momento dolce. Pur nella frenesia e nell'agitazione dei preparativi, abbiamo voluto che questa festa, oltre alla gioia, mantenesse tutto il suo significato autentico.
Tutta la famiglia è stata contagiata dall'evento, come se sopra di noi ci fosse un alone particolare. Tutte le persone vicine, nonni, zii e amici vivevano con noi l'evento. Tutto questo ha fatto riassaporare lo stare insieme anche tra famiglie, dagli incontri in chiesa sino alla bellissima giornata a Lanciano, dove abbiamo condiviso tutti la stessa gioia, eravamo tanti, ma tutti uniti dallo stesso spirito. Abbiamo cantato tantissime volte la stessa canzone, “Amico Gesù”, penso che veramente fosse lì con noi. Infatti il caso ha voluto che tanti di noi, da ragazzi, abbiano frequentato la stessa scuola, il catechismo o altre esperienze, così da ritrovarsi più uniti, per dare man forte ai nostri ragazzi.
Fino ad arrivare a quel giorno davvero speciale, quello della Prima Comunione, che abbiamo vissuto con tanta serenità, consapevoli della preparazione di Leonardo. In chiesa, io e mia moglie abbiamo trattenuto le lacrime, quando nostro figlio ha ricevuto il Sacramento: ci siamo stretti forte la mano, come per suggellare il momento. Leonardo, quando si è girato per andare al proprio banco, aveva una luce diversa nei propri occhi.
In conclusione, devo dire che tutto ciò ci ha dato veramente tanto.


                                               Marco e Roberta Lucchetti




CRESIME 2014

Un grande Vescovo Don Tonino Bello, citato spesso dal nostro caro Padre Spirituale, diceva: “I ragazzi (guai a chiamarli con il diminutivo -ini) non hanno bisogno di una Chiesa "devi andare  Messa, devi venire al catechismo", ma di una Chiesa “di compagnia” che sappia camminare con loro e mettersi al loro sevizio. Hanno bisogno di persone di compagnia che con simpatia, ospitalità, affetto, pazienza, competenza, altruismo, gratuità li accettino così come sono e li aiutino a maturare e a crescere senza far loro pesare il fatto di essere né piccoli, né grandi. Il  Catechismo, la  Cresima non sono un dovere, ma un dono della comunità cristiana che ama i ragazzi e li accompagna dando loro il meglio”.
Questo il dono più grande dell'esperienza delle Confermazioni nella nostra parrocchia, che sotto la precisa guida del suo Padre Spirituale si sono svolte anche quest'anno.
E in fondo la compagnia, è una componente fondamentale della vita dei ragazzi, ma allo stesso tempo è una strategia d'amore che Dio ha sempre seguito, basti pensare al  brano dei discepoli di Emmaus . Gesù non sorprende i due Discepoli rimproverandogli che dopo tre anni di “catechismo” itinerante per le strade della Palestina non avevano imparato niente. Lui invece si accosta con discrezione e cammina con loro comprendendone problemi e le inquietudini.
Gli chiede dolcemente “Che cosa vi succede? Perché siete così tristi?” Egli non impone nulla, sta alla porta e bussa, è in compagnia con loro.
Del resto è quel Gesù che in mezzo alla folla sente la donna che Gli sfiora le vesti, tanto che perfino i discepoli gli dicono, ma tu ci chiedi chi ti ha sfiorato e qui c'è una moltitudine di persone. Ma Lui no non molla, Lui è attento, la cerca con lo sguardo e la trova.
Ecco l'esperienza fondamentale della Cresima:  non aspettare che i ragazzi  vengano, ma fare in modo di andare  da loro, con grande simpatia e prendere i ragazzi così come sono, con le loro inquietudini e contraddizioni e avere una conoscenza approfondita delle caratteristiche della età che stanno vivendo.
Non dimentichiamoci che l'anno della Confermazione coincide, in molti casi, con quella dello sviluppo e degli esami di terza media. Forse non ce ne accorgiamo ma i nostri ragazzi hanno, o gli diamo, così tanti impegni che non ci capiscono più nulla. Il nostro Padre Spirituale è sempre prodigo di ringraziamenti per tutti, ma noi (genitori, catechisti, zii parenti, amici, professori, istruttori sportivi…) li ringraziamo mai i nostri ragazzi? Ci rendiamo conto dei pesi che portano?
I ragazzi, sono i nostri compagni di strada, strada compiuta assieme da percorrere  in un arricchimento vicendevole, perché dai  ragazzi riceviamo tantissimo! Ecco il Dono della Cresima, il  solo  stare con loro e' un Miracolo del Signore un Frutto della Sua bontà, un Onore che Lui ci concede.
I ragazzi hanno bisogno di questa Chiesa, di questa Parrocchia, che si avvicina  a loro che si  tocca ed in cui si vede il Regno di Dio,infatti la Parrocchia diventa sempre più luogo di una  Fede viva e di vita  normale, i ragazzi sono rumorosi per natura ma, quante volte durante la celebrazione il nostro Padre Spirituale dice non fa niente se i bambini giocano, e allora  quanto sono stati meravigliosi i Rosari detti in Chiesa insieme ai ragazzi durante la preparazione al Sacramento, che Grazia di Dio, che Frutto Speciale pregare con Loro! Anche nella loro “preghiera rumoreggiante”!
Il gruppo dei ragazzi della Cresima, è qualcosa di straordinario il solo vederli ti  attrae, ti riempie il cuore, non fa niente se qualcuno  manca qualche volta, questo non costituisce una penalizzazione per i ragazzi, loro non fanno mai sentire i mancanti tagliati fuori, ne' dichiarano gli assenti ormai perduti. Ecco lo Spirito Santo!
Quante volte facendo l'appello durante il catechismo, i ragazzi dicevano: “aspettiamo magari arrivano”, oppure “forse sono solo in ritardo, stanno studiando, domani hanno un'interrogazione”. Si tratta di un gruppo che vede il numero dei suoi membri salire e scendere improvvisamente, ma che non ha paura di questo perché il catechismo non si limita alla riunione settimanale, ma continua anche fuori, nelle classi scolastiche e anche “in giro”. Anche se paradossalmente oggi, purtroppo, constatiamo che la Cresima, che dovrebbe essere il punto più alto dell'iniziazione cristiana, diventa in realtà l'entrata  nella “comunità” di quelli che in Chiesa non ci passano più, non dobbiamo averne paura, pur continuando a fare di tutto per evitarlo, Lo Spirito Santo, sicuramente le studia tutte affinché  i genitori e gli educatori riescano davvero a trasmettere ai ragazzi, il lieto messaggio dell'Amore di Dio per l'uomo.  Ma alla fine  lo Spirito non può certo fermarsi qui, sicuramente Lui ci pensa  e certo non possiamo pensare di essere noi a riportare le persone in Chiesa,  altrimenti i frutti della Cresima dove sono? Il dono dello Spirito Santo è per sempre! Del resto, Padre Carmine, in una delle Sue catechesi, che grazie al nostro Parroco, sono state parte fondamentale degli incontri preparatori della Cresima, nello spiegare il Credo disse che, nel momento in cui si recita il Credo e si dice “Dio Padre Onnipotente” dovremmo tirare tutti un sospiro di sollievo, pensando: “meno male non sono io l'Onnipotente che deve risolvere tutto, c'è un altro che lo fa al posto mio!”
Il dono e l'esperienza fondamentale della Cresima sono che nella Chiesa non ci deve entrare solo la testa dei ragazzi, ma tutta la loro persona, certamente ai ragazzi va fatto capire   che il Signore” sempre e per sempre dalla stessa parte lo troverai”, come ci ha spiegato, attraverso la nota canzone di Francesco De Gregori “Sempre  e per Sempre “, un  grande Capo Scout, durante uno degli incontri preparatori al sacramento che si è svolto nel salone parrocchiale.
Il frutto più grande della Cresima è che i ragazzi sono parte di un'esperienza di un gruppo di amici di una “company'” come recita uno dei tanti canti proposti dal nostro Padre Spirituale.
I ragazzi che ti  riconoscono per strada e ti salutano e ti fermano per raccontarti le loro storie quello che gli è successo a scuola, con gli amici questa è la Cresima.
Perché sicuramente grazie alla  Cresima  i ragazzi capiscono che nella vita contano le cose belle e semplici, come stare e cantare tutti insieme e non solo gli apparecchi  tecnologici,  perché spesso la tecnologia ci fa pensare di essere in tanti per i “contatti” che abbiamo, ma in realtà siamo soli.
In questo la nostra  la Parrocchia, grazie al nostro Padre Spirituale, è da sempre aperta a esperienze, gruppi, associazioni che in tanti casi  suscitano  nei ragazzi il desiderio di entrarvi e  il nostro  parroco non è il “Sansone” della situazione che risolve l'iniziazione cristiana facendo tutto da solo ma da sempre utilizza le catechiste sforzandosi di far capire che non è l'aspetto dottrinale quello predominante ma la bellezza dello stare insieme.
Come ad esempio durante uno dei momenti più forti e significativi della esperienza della Cresima  lo splendido ritiro a Loreto, una giornata fantastica, indimenticabile nella quale lo Spirito Santo si è manifestato dappertutto, nella splendida catechesi di Don Victor, caratterizzata da un'ampia partecipazione dei ragazzi, nella favolosa preparazione al sacramento della Confessione da parte del nostro Parroco, nel rotolarsi dei ragazzi nei giardini della residenza salesiana dove si è svolto il ritiro, nella musica dei ragazzi e nel ballo che hanno fatto nel cortile del Convento,  nella presenza “rumorosa ma affettuosa” dei ragazzi nella Santa Casa e nella Santa Messa.
Ecco il frutto , lo Spirito Santo pervade tutta l'esperienza della vita, non ci sono spazi o tempi in cui non è presente, non può essere categorizzato in un ambito solo. Che grande consolazione non siamo mai soli ragazzi miei!
In uno dei Suoi tanti avvisi il nostro Padre Spirituale ci ha invitato a leggere la “Evangelii Gaudium”, l'esortazione Apostolica di Papa Francesco. In quelle pagine si trova una descrizione bellissima della forza dello Spirito Santo, che è il Protagonista dell'esperienza della Cresima e che opera  come un vento che trasporta le buone azioni da una parte all'altra dell'Universo a seconda di dove servono veramente. Quindi non dobbiamo scoraggiarci se non ne vediamo il frutto subito e a nostro favore lo Spirito Santo utilizzerà quanto  fatto lì dove serve. Che meraviglia! che consolazione ! Che certezza! Le buone azioni  non vanno mai sprecate! Ecco l'azione dello  Spirito Santo.
Che stupore che incanto ecco l'esperienza della Cresima, vederli tutti lì nei banchi, la sera del Sacramento,insieme ai loro genitori, quante famiglie si riuniscono, quanti diverbi si appianano in quel giorno. È lo Spirito Santo. È il Sacramento. È l'azione di Dio.
Ma quanto sono Belli quando si alzano per dire “Eccomi” un brivido pervade tutta l'assemblea, il Sacramento i Suoi frutti sono di tutti, travalicano i confini della Chiesa e della Parrocchia  e pervadono tutto il mondo! È lo Spirito Santo!
Poi le preghiere dei fedeli, ma guarda un po' chi le legge, ma non erano le più terribili? E ora non sono lì che leggono con sicurezza e fervore davanti a tutti? Ma allora? È lo Spirito Santo RAGAZZI! Ecco il Dono lo Spirito Santo: stravolge i giudizi che si hanno sulle persone, non le guarda come noi, come sembrano a noi, ma come veramente sono nel Signore. E che sorprese!
Che stupore, che gioia, vederli tornare, al catechismo, anche dopo il Sacramento, durante il mese di Maggio, e poi tutti insieme  al Santuario della Madonna dello Splendore per un momento di ringraziamento Mariano con l'incredibile nostro Padre Spirituale che offre un gelato a tutti! Eccoli tutti li sotto la protezione della Madonna dello Splendore , sono proprio loro, sono proprio tutti, certamente c'è lo Spirito Santo e senza dubbio  gli donerà  la virtù della Perseveranza. Non abbiate paura, forza e coraggio ragazzi miei!


Un genitore delle Sante Cresime 


UN GIOVANE AFFERRATO DA CRISTO

Il 27 aprile di quest'anno nostro figlio Gabriele, un ragazzo di 26 anni, nell'abazia cistercense di Hauterive (Svizzera) ha fatto la Professione Semplice, ovvero ha pronunciato i voti temporanei, ultima tappa prima della Professione Solenne cioè del sigillo definitivo alla vita monastica.
Gabriele, il terzo dei nostri sette figli, è entrato in monastero alcuni mesi dopo la laurea, nel giugno 2011. L'incontro con la realtà cistercense di Hauterive risale a molti anni addietro, quando per motivi di lavoro la nostra famiglia ha vissuto a Losanna, che da Hauterive è poco lontano, e grazie ad amicizie locali nate in quel periodo abbiamo spesso frequentato quel monastero. Evidentemente quel piccolo seme entrato nel cuore di Gabriele, allora appena bambino, che ai nostri occhi - e forse anche suoi - è rimasto a lungo nascosto, nel tempo ha messo radici profonde fino a diventare un punto di solidità così imponente da attrarre tutto il suo desiderio di verità e di bellezza.
La Professione avvenuta il 27 aprile è stata preceduta da due anni di Noviziato, periodo nel quale per la natura stessa del percorso di formazione alla vita monastica, Gabriele ha potuto ricevere la visita solo di noi genitori una volta ogni sei mesi, oltre che corrispondere per lettera una volta al mese. Anche per questo, è stato uno spettacolo vedere Gabriele riabbracciare i suoi fratelli ed il modo gioioso e lieto, ma senza un istante di banalità, con cui hanno vissuto i tre giorni in cui siamo stati con lui. Sono tornati a giocare sulle rive dell'ansa del fiume che avvolge il monastero così come facevano 20 anni prima.
Per me mamma in questi anni ogni mattina il mio primo pensiero è andato a Gabriele. Penso a quello che sta facendo in quel momento e mi esplode una domanda dentro, quasi violenta, che mi provoca un dolore a volte fino alla commozione: “ Chi ha preso mio figlio? Quale AMORE lo ha portato a rinunciare a tutto, andare in un posto così lontano a vivere con persone che non aveva mai visto prima, quasi tutti più grandi di lui, che parlano un'altra lingua? Che razza di AMORE lo ha preso così tanto da abbracciare con letizia la clausura?”. La risposta si fa evidente nell'esperienza che si ripropone continuamente ogni volta che in questi anni siamo andati a visitarlo. Ho cominciato ad intuire che si può vivere di quell'Amore così totalizzante, che giorno per giorno sta prendendo nostro figlio e attraverso di lui sta prendendo anche noi tutti. Basta guardare il volto splendente e lieto di questi “uomini veri” di clausura, afferrati da questo AMORE tanto da diventare “LIBERI PRIGIONIERI DI CRISTO”.
Anche per me che sono il padre, è evidente che Gabriele non è andato in monastero per fuggire da qualcosa ma perché ha trovato un tesoro di straordinario valore, che non vuole perdere. Della bellezza di questo tesoro rimane affascinato chiunque incontra quegli uomini.
Ho cercato di descrivere questo in una recente lettera che gli ho scritto appena tornati dalla nostra ultima visita:
“Venire da te per la Professione insieme a mamma ed ai tuoi fratelli è stato un punto fondamentale per la nostra vita. Ancora una volta è stato l'essere messi davanti alla evidenza che Cristo basta alla vita, che si può vivere solo di Cristo. Questo grazie a te, carne della nostra carne, che così come sei stato preso, e non opponendo resistenza, anzi cedendo, così come sei, con tutti i tuoi limiti e le piccole grandi cose di cui sei capace, con il tuo sì stai rendendo evidente che di quel sì si può vivere; anzi è l'unica cosa che ci fa essere noi stessi fino in fondo. Ti ringrazio perché tu, carne della nostra carne, con il tuo sì rendi più facile, possibile, desiderabile, anche il nostro.
Per me e mamma è stato bello vederti con i tuoi fratelli e vedervi insieme. È stato più facile renderci coscienti e grati del compito che ci è stato affidato. Anzi, è stata un' occasione ancora più chiara per chiedere a Dio di essere degni di ciò che ci è stato affidato.
Forse ti ho già detto, o forse anche se non l'ho detto l'avrai certamente intuito del paragone che mi viene sempre più evidente della tua vita ad Hauterive e la mia qui.
Mi accade, con sempre maggiore evidenza, di paragonare la mia vita in famiglia a quella del tuo monastero. Non basta: anche il mio lavoro in università incomincio a guardarlo così: con i miei colleghi e gli studenti come se fossero la mia “famiglia-comunità monastica”. E così, come un'onda che si dilata a cerchi concentrici, questo sguardo comincia ad abbracciare tutto quello che mi circonda, fino all'ultimo cerchio che comprende tutto il mondo. E come nella tua famiglia monastica tutto vive ed è teso al “nulla anteporre a Cristo”, così, come desiderio, vorrei vivere questa tensione, questo desiderio, di “nulla anteporre a Cristo”, che rende diverso, più vero, più utile e fecondo il mio essere padre, professore, amico e compagno di cammino, nelle circostanze – condizioni di lavoro e salute,occasioni - in cui Dio mi mette. Anche se continuamente la sincerità di questo desiderio deva fare i conti con la mia fragilità e incoerenza. Prega per me, ne ho tanto bisogno.”
Per finire: questa storia sarebbe inspiegabile se circoscritta ai soli diretti protagonisti. E' evidente che Gabriele è stato condotto lì ed è sostenuto da una storia fatta da incontri, circostanze, persone, attraverso cui Gesù gli si è fatto conoscere e lo ha attratto; e la preghiera di questa compagnia, anche la Comunità parrocchiale, ne è la principale forza. Di questo siamo grati a tutti.