venerdì 25 luglio 2014

MOVIMENTI

“ FATE CHE IO VEDA LE COSE QUALI SONO…CHE NIENTE MI ABBAGLI…”
Teresa di Lisieux

…a Courmayeur…..5-12 luglio 2014….con gli amici del Circolino Parsifal

“… Penso che questa vacanza sia stata come un bel dolce, la cui ricetta prevede di conciliare momenti di riflessione e di preghiera a giochi, escursioni e svago. Ho molto apprezzato l'incontro con Don Vincent che ci ha insegnato a guardare al “Grande”, a capire ciò che desideriamo. Penso che la sua figura abbia colpito tutti positivamente, tanto che un adulto lo ha definito ”un uomo” profondamente innamorato di Cristo”
Tommaso Cappelletti

“… Ciò che sto vedendo è ciò che desidero?” Questa è stata la domanda della vacanza. Sono stata felice di vedere i ragazzi più piccoli contenti di questa amicizia…Dio, approfondendo questo legame unico e speciale , diventerà sempre più concreto andando avanti negli anni.
Elena Di Nicola

“… Non dobbiamo avere paura del “Grande”. In questa vacanza ho capito l'importanza delle domande di senso per la mia vita e ho visto cose straordinarie”.
Francesca Conforti
“…Durante le escursioni sono rimasta colpita dalla bellezza dei paesaggi e sono stata invasa da un grande stupore. Le parole di Padre Vincent mi hanno incuriosito e mi hanno fatto riflettere sul desiderio del mio cuore: aprire gli occhi sulla verità dell'esistenza. Per me, quello che è accaduto durante la vacanza, è stato molto importante e desidero continuare”
Sara Palandrani

“… Sono felicissima di aver deciso di partecipare a questa bellissima esperienza. Sto iniziando a comprendere me stessa e ciò di cui il mio cuore ha bisogno. Quello che ci abbaglia non ci basta. Spero di continuare questa amicizia.”
Ilaria Di Pietrantonio

“… In questa vacanza ho visto tante persone cambiate, evitando il superfluo. Ho capito che in ogni cosa c'è dello straordinario, anche nel più piccolo filo d'erba di un'immensa prateria. Insieme riusciamo a guardare oltre e a non lasciarci abbagliare. Quello che ho vissuto mi aiuta a capire il senso di tutto ed è quello che voglio”.

Sara Favitta




“NOI DELL' AC”

“Dobbiamo vivere il Vangelo, non fare le statue da museo”: é questa la frase che papa Francesco ha rivolto a noi giovani dell'Azione Cattolica. Come metterla in pratica? Il Santo Padre ci ha fornito, nel discorso rivolto all' AC il 3 maggio, tre verbi da cui prendere spunto: “rimanere, andare, gioire”. Nel primo caso  intende di rimanere con Gesù. Nel secondo Francesco spiega che dobbiamo andare e far uscire Gesù e portarlo fino alle periferie materiali e spirituali. La terza e ultima azione, gioire, vuol dire esultare nel Signore, perché non siamo soli: con noi c'è Lui, i Vescovi , i Sacerdoti e le comunità parrocchiali. Questi tre verbi si possono definire lo specchio del percorso svolto nel nostro gruppo, infatti, siamo rimasti amici di Cristo, siamo andati e abbiamo riportato alcuni fratelli e, dopo un bellissimo percorso abbiamo gioito e abbiamo capito davvero che non siamo e non saremo mai soli!
In questo anno di AC abbiamo trattato un tema che può sembrare molto semplice ma che in realtà ci ha messo a dura prova: la testimonianza. Testimoniare significa portare il messaggio di Gesù fino ai 'crocicchi' delle strade; non vergognarsi di essere 'luce' agli occhi degli altri.
A seconda della fascia d'età, il tema viene affrontato in maniera diversa: ai più piccoli vengono proposti giochi e attività di stampo ludico, per farli divertire e allo stesso tempo riflettere; con il crescere dell'età, mutano le modalità di cui si servono gli educatori per far riflettere i ragazzi. Nel nostro gruppo Giovanissimi/Giovani lo slogan di questo anno è “quelli che troverete chiamateli”. Ad ogni incontro salivamo un nuovo gradino, sempre più intenso, ma grazie all'impegno dei nostri educatori (Marco e Manuela) gli incontri sono risultati semplici, divertenti e soprattutto entusiasmanti, perché proprio come ha detto papa Francesco nell'incontro in Molise, ENTUSIASMO vuol dire 'avere qualcosa di Dio dentro' ed è l'amicizia con Lui il tassello fondamentale del nostro cammino!
Lo scorso 5 luglio, infatti, siamo andati all'incontro con il Papa e i giovani di Abruzzo e Molise a Castelpetroso (provincia di Isernia): il Pontefice è stato come al solito, chiaro e diretto.. “…E non dimenticatevi: “camminare la vita”, mai “girare la vita!”. Il discorso ci ha colpiti dritti al cuore, il coraggio di 'camminare', la speranza di andare sempre incontro alla vita, superando gli ostacoli..perchè la vita è fatta anche di quelli, grandi e piccoli, di quelli che sembrano insormontabili ma basterebbe essere più coraggiosi e guardare sempre oltre, perché Gesù non ci abbandona.

Infine possiamo dire che l' Azione Cattolica ci ha sempre guidati da quando eravamo bambini, e ci ha fatti rimanere amici di Gesù.




RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO 
GRUPPO “GESÙ RISORTO”

Convertitevi! Credete! Ricevete lo Spirito Santo. (Att.2 38-40)
“Per una chiesa in uscita missionaria (Papa Francesco)
Inizia così con questo tema la 37a Convocazione del Rinnovamento nello Spirito Santo con la speciale presenza di Papa Francesco che per la prima volta prende parte pubblicamente ad un programma del Rinnovamento nello Spirito allo Stadio Olimpico di Roma alla presenza di cinquantaduemila persone. Ad accogliere il Papa è stato “un popolo” (Il rinnovamento) che vive dentro “Il popolo di Dio” (la Chiesa che cammina nella storia).
Una convocazione che uscendo allo scoperto vuole portare a tutti; diviene dono per tutti a partire da quanti si riconoscono nell'esperienza generante dell'effusione dello Spirito Santo.
Abbiamo vissuto un Cenacolo a cielo aperto dove la preghiera personale e comunitaria, di adorazione, di intercessione e lode ha unito i cuori di cinquantaduemila persone; proprio come tanti tasselli di un mosaico l'uno vicino all'altro; diversi nella forma e nel colore ma uniti per cooperare al disegno di Dio. Quindi una Chiesa in uscita sempre alla ricerca dell'unità e della comunione nel rispetto della diversità di carismi e di  doni di ciascuno e non solo all'interno del movimento ma anche all'esterno.
Ricercare quella santa ubriachezza dello Spirito che ci fa parlare tutte le lingue, le lingue della carità e il Papa  ci è stato di esempio come un padre dà testimonianza ai suoi figli nel momento in cui si è inginocchiato per ricevere la preghiera di benedizione del Signore da parte dei cinquantaduemila presenti nello Stadio. Inginocchiarsi piegare le ginocchia davanti alla Signoria di Cristo è proclamarlo Signore della nostra vita.
Con la gioia nel cuore e intonando il canto “ El vive, Jesus es el Senior” il santo Padre ci ha ringraziato perché si è sentito a casa, visto che in Argentina prima di diventare Vescovo di Roma fu referente Episcopale del Rinnovamento.
L'esperienza di Roma ci ha fortificati nella consapevolezza di far conoscere e amare questo grande sconosciuto “Lo Spirito Santo” che ci invita ad essere testimoni credibili in ogni ambito della nostra vita.
Abbiamo percepito di essere parte di un unico corpo lo stare accanto a persone mai conosciute e sentirsi fratelli, pregare gli uni sugli altri è stato un bagno di amore, perché in ogni abbraccio e in ogni sguardo c'era Gesù vivo e presente.
Fortificati nella fede il sentirsi amati e accettati cosi come si è, è straordinario
Insieme sotto lo stesso cielo, questo cenacolo a cielo aperto: “Cenacolo” per pregare e lodare Gesù per le sue meraviglie, a “cielo aperto” per uscire ad annunciare al mondo che Cristo è vivo e risorto”.
Come gruppo del Rinnovamento siamo presenti a Giulianova Paese ogni lunedì alle ore 21,00 presso la Chiesa di Sant'Antonio.
L'incontro di preghiera si svolge tra canti di gioia, preghiere di lode, di ringraziamento, di intercessione, ascolto e meditazione della Parola di Dio; in un clima di fraternità pasquale e segue a grande linee lo stile delle prime comunità cristiane descritte nelle lettere Paoline (Corinzi I 14,26 – Efesini 5 18,20)
                 

                                                                    Alleluia 
                                                          “Gesù è il Signore”

LA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO IN GIULIANOVA LIDO NEL QUARANTENNALE DELLA SUA CONSACRAZIONE (1974-2014)

Proposito di costruire una nuova chiesa in Giulianova Lido
Negli anni trenta del secolo scorso, la constatazione che la chiesa della Natività di M.V., costruita sul finire del XIX secolo per soddisfarei bisogni spirituali  dell'allora Borgata Marina, non riesce più a contenere i fedeli – non solo nelle domeniche d'estate, quando oltre ai residenti ci sono anche i turisti, e durante i solenni festeggiamenti della Madonna del Portosalvo,  quando arrivano persone anche dal centro storico e dintorni, ma neppure quando si praticano le ordinarie cerimonie religiose pertinenti i cicli della vita (battesimi, comunioni, cresima, sposalizi, funerali) – induce don Raffaele Baldassari, parroco della “Natività di Maria Vergine” in Giulianova Lido dal primo novembre 1934 al 12 gennaio 1960, a  pensare alla costruzione di una chiesa più capiente ed efficiente.
Nel 1937, dopo aver chiesto e ottenuto il consenso e il sostegno dei parrocchiani, incarica l'ingegnere Iannetti di redigere il progetto della nuova chiesa. Progetto che però non trova attuazione sia per l'inesistenza del suolo su cui edificarla sia per la mancanza dei fondi necessari per erigerla, sia per l'entrata in guerra dell'Italia (10 giugno 1940).
Nel 1951, una quindicina d'anni dopo, don Raffaele sprona i parrocchiani a costituire un Comitato che si incarichi di cercare l'area edificabile e i fondi necessari per la costruzione della nuova Chiesa.
Su incarico di tale Comitato, l'ingegnere Antonio Galiffa redige un  progetto di massima che, dopo aver ottenuto il parere favorevole della Commissione tecnica, viene inviato al Vescovo, il quale, dopo aver dato il suo benestare, autorizza don Raffaele  ad andare avanti con le pratiche richieste per la costruzione della nuova Chiesa e a redigere il compromesso per l'acquisto del terreno.
Nel 1953, individuata la zona dove costruire la nuova Chiesa e fidando nel contributo statale a fondo perduto previsto dalla Legge 18.02.1952, n.2522 per la costruzione del rustico, viene approntato e presentato un progetto che, però, non viene né approvato dalla Commissione Pontificia di Arte Sacra né ammesso ai benefici della suddetta legge. Legge di cui, nel 1955, beneficerà la parrocchia di Roseto che già dispone dell'area su cui edificare quella che è oggi la Chiesa del Sacro Cuore.
Nel 1956, dopo aver ottenuto uno stanziamento di nove milioni per la costruzione della casa canonica, don Raffaele presenta un nuovo progetto che, “per insufficienza architettonica e funzionale”, viene respinto, dalla Commissione Pontificia di Arte Sacra.
Intanto, si arriva all'8 novembre 1958, quando, scaduti i termini di presentazione del progetto e non standoci neppure l'aera, i 9 milioni destinati a Giulianova Lido vengono devoluti alla costruzione della Chiesa di Rocche di Civitella del Tronto.
Rassegnato a non poter essere più lui a costruire la nuova chiesa, perché avanti negli anni e malandato in salute,  don Raffaele rimane parroco della “Natività di M. V.” fino al 12 gennaio 1960, quando ritorna nella natia Montelupone, in provincia di Macerata.
Progettazione e costruzione
A don Raffaele succede il 27enne don Ennio Lucantoni, che, con entusiasmo e determinazione, riprende e affronta il problema della costruzione della nuova chiesa e degli annessi locali parrocchiali. Opera che, sia per ragioni economiche sia per difficoltà burocratiche e tecniche, richiede anni di lavoro, di abnegazione,  di impegno e che, cronologicamente e strutturalmente, viene realizzata come segue.
Nel 1963, coadiuvato da un apposito Comitato e sostenuto dai fedeli e dagli organi diocesani, don Ennio rinnova la richiesta di finanziamento per la costruzione di un complesso parrocchiale idoneo a soddisfare convenientemente le esigenze spirituali della sempre più numerosa popolazione del Lido.
Nel 1964, ottenuta l'assegnazione di un mutuo di 100 milioni da parte del Ministero dei Lavori Pubblici e mettendosi al di sopra dei cosiddetti nordisti e dei suddisti, don Ennio prima acquista il terreno dal notaio Mario Franchi di Teramo poi organizza la cerimonia della “posa della prima pietra”.
Cerimonia svoltasi nel pomeriggio del 16 agosto 1964, compartecipata da parecchie autorità, numerosi parrocchiani,  tanti parroci (tra cui l'anziano don Raffaele Baldassarri), presieduta da S. Ecc. Mons. Stanislao Amilcare Battistelli (vescovo diocesi Teramo-Atri dal 1952 al 1967).
Nel 1965 don Ennio chiede e ottiene  dalla Pontificia Commissione Centrale d'Arte Sacra l'approvazione di un progetto di massima redatto dall'architetto romano Alfredo Scalpelli, ideatore della singolare struttura architettonica a forma di nave, e dall'ing. Sigismondo Montani di Teramo.
Nel 1966 la prematura morte dell'architetto Scalpelli  rallenta la progettazione definitiva dell'opera, che, con successo ma non senza difficoltà, viene poi portata a termine dall'architetto Enrico Grassi, già cofirmatario del progetto di massima.
Nel 1969, compiuto il lungo iter burocratico per ottenere le prescritte approvazioni degli Enti civili e religiosi preposti, l'impresa edile  “Cesare Albani”, vincitrice della gara d'appalto, dà finalmente inizio ai lavori.
Celebrazione della prima messa
Il 21 aprile 1973 vi si celebra la prima Messa in occasione della prima Comunione di un gruppo di ragazzi. Però nel salone e non nella chiesa, non ancora ultimata a causa delle varie battute d'arresto dovute a difficoltà non solo tecniche, ma anche economiche.
Solenne inaugurazione e intitolazione a S. Pietro apostolo
Il 29 giugno 1974, con una memorabile cerimonia, la nuova chiesa, secondo la scelta operata dieci anni prima da Mons. Stanislao Amilcare Battistelli all'atto della posa della prima pietra, viene intitolata a S. Pietro Apostolo.
Al solenne rito della dedicazione – compiuto da S. Ecc. Mons. Abele Conigli, Vescovo di Teramo e Atri – sono presenti tantissimi fedeli, nu­merosi sacerdoti, diverse autorità regionali, provinciali e comunali, l'ing. Ruggiero Di Giam­battista (direttore dei lavori), tante persone che, a diverso titolo e in diversi modi, hanno contribuito alla realizzazione dell'opera.
Mancano, perché deceduti nel corso della costruzione, don Raffaele Baldassarri e l'ingegnere Sigismondo Montani.
Alcuni asterischi
*L'ampia gradinata esterna in travertino è stata progettatta e curata nelle rifiniture dal compianto geometra Filippo Nino Di Ilio, progettista e sovrintendente anche della pavimentazione dell'antistante Piazza Giovanni XXIII.
*L'interno della chiesa, curato dal geometra varesino Giovanni Meschini, esperto arreda­tore dalla spiccata sensibilità religiosa, consente una visibilità del presbiterio da qualsiasi punto si trovi il fedele e può accogliere 300 fedeli seduti e più di 800 in piedi
*Il Crocifisso ligneo che domina il presbiterio è stato i­deato e realizzato dall'artista lombardo Renzo Vannetti.
*Il  presbiterio, rialzato di 20 centimetri rispetto al piano della chiesa, ha: al centro, l'altare maggiore; sulla destra,  il Tabernacolo; verso sinistra, l'ambone, il fonte battesimale, una statua di Madonna con Bambino.
*Sull'altare maggiore, costituito da una massiccia tavola di legno sostenuta da due basamenti di pietra serena bucciardata, si trova incastonata la pietra sacra contenente: le reliquie dei santi martiri Flavia­no, Faustino, Simplicio, Felice e Beatrice; una reliquia della croce di San Pietro Apostolo; una pergamena con la seguente dicitura: «MCMLXXIV ‑ DIE 29 MENSIS IUNII ‑ EGO ABEL CONIGLI EPISCOPUS APRUTINUS CONSECRAVI ECCLESIAM ET ALTARE HOC IN HONOREM S.CTI PETRI APOSTOLI ET RELIQUIAS SS. MARTYRUM FLAVIANI, FAUSTINI, SIMPLICII, FELICIS, BEATRICIS ET CRUCIS S.CTI PETRI APOSTOLI IN EO INCLUSI».
[(Anno) 1974 – giorno 29 giugno – Io Abele Conigli, vescovo aprutino, consacrai la chiesa e questo altare in onore di S. Pietro apostolo. Vi inclusi le reliquie dei santi martiri Flaviano, Faustino, Simplicio, Felice, Beatrice e della croce di S. Pietro apostolo].

Principali eventi memorabili dalla posa della prima pietra al quarantennio della consacrazione
·La posa della prima pietra                                16 agosto 1964
·La celebrazione della prima Messa (nel salone parrocchiale)        21 aprile 1973
·La solenne consacrazione e intitolazione a San Pietro Apostolo        29 giugno 1974
·La venuta della sacra icona originale della Madonna di Loreto                14-15  maggio 1984
·La sistemazione dell'area presbiterale e del nuovo Tabernacoloanno        1993
·L'inaugurazione di "Piazza Giovanni XXIII"        21 marzo 1999
·La venuta della sacra statua originale della Madonna dello Splendore        26 maggio 2000
·L'ordinazione sacerdotale di don Franco Marcone        6 luglio 2001
·L'ordinazione sacerdotale del peruviano don Victor Zevallos Sifluentes        5 gennaio 2006
·Il 50° di Sacerdozio del parroco don Ennio Lucantoni        1° luglio 2006
·La collocazione sulla parete nord dell'altorilievo ligneo "La pesca miracolosa"8 dicembre 2004
·Le visite pastorali di:
- S. Ecc. mons. Abele Conigli: 07-14 marzo 1976  → 11-18 nov. 1984
- S. Ecc. mons. Antonio Nuzzi 22/02 – 01/03/1998
- S. Ecc. mons. Michele Seccia         27- 02 / 05-03-2011
·La messa esequiale in suffragio di don Franco Marcone sacerdote 26  marzo   2011
·La solenne concelebrazione per il quarantennio della consacrazione, presieduta da S. Ecc. mons. Michele Seccia, vescovo Teramo-Atri 29 giugno 2014

L'ANGOLO DELLA POESIA

Noi, frammenti dell'universo

Frammenti d'universo siamo:
l'armonia del cosmo
palpita nel cuore umano,
s'eleva a Dio lode
sull'onda dell'arcobaleno,
si diffonde pace nell'umanità
per far brillare la “Verità”.
Il dolce soffio di vita
è scintilla divina
nella simbiosi
di unicità, libertà, immortalità
per ricomporre l'universo
nella gioia eterna dell'anima.

                                              Edda Piccioni




Alessia Marà, alunna della classe 3B dell'istituto didattico Vincenzo Bindi, si è classificata seconda al Trofeo Nazionale di scrittura e poesia in provincia di Scafati con la sua poesia “Ascolta Il Silenzio”.

Ascolta il silenzio

È quiete,
aria leggera
dove la spiegazione
è ascoltare il silenzio.
Dove ogni cosa dipende dall'altra
fino ad arrivare all'ignoto.
È l'infinito cielo,
blu intenso,

a far brillare due piccole fiamme.

Lettera alla Madonna

Madre,
or qui seduta dinanzi a me stessa penso. Penso a tutto il mondo e alle opere compiute dal Signore. Gioia e amore sgorgano dal mio cuore nel conoscere attraverso le Sacre Scritture la misericordia di Dio. Testimoni parlano del suo immenso amore e piccoli gesti compiuti da persone semplici mi fanno riscoprire la bellezza della Vita.
Or qui, madre, seduta dinanzi a un amico rifletto e mi rendo conto dei gravi problemi che affliggono l'umanità. Problemi che nascon da problemi... e finte speranze che vanno a sparir.
Così vorrei chiederti, madre Mia: fa che i figli tuoi possano trovare pace e scoprire l'importanza dell'amore.
Vivo in un mondo ove la ricchezza ha più valore della coscienza,
la potenza ha più valore dell'intensità,
l'esteriorità ha più valore della verità.
Vivo in un mondo ove l'orgoglio... ha più valore della fede.
Vivo in un mondo ove i pagani diffondono quell'idea di sfiducia, nei confronti del Nostro Santo Padre.
Madre, ti prego per tutti coloro che hanno fame e freddo,
per tutti coloro che sono perseguitati ingiustamente,
per tutti coloro a cui viene negata l'infanzia.
Ti prego per coloro che hanno vissuto tempi difficili e per coloro che li stanno vivendo.
Ancor prima del cibo e di una casa, ancor prima della giustizia e della riconoscenza...
Ciba gli affamati dell'amore fraterno,
Rivesti i poveri della forza di Dio,
Ascolta i delusi con orecchio teso.
Madre, vivo in un mondo ove si vive senza un motivo,
ove ci si sveglia la mattina senza un obiettivo,
ove ci si addormenta senza ringraziare il Signore.
Ti prego per tutti coloro che non sentono le grida del prossimo,
per coloro che non credono nella necessità di fare qualcosa per gli altri...
per tutti coloro che non sentono la presenza di Dio nel mondo.
Madre, apri i loro occhi e fai sentire la tua voce.
Rendi sensibile il loro orecchio e semina nel loro cuore radici di sane speranze, di sani profitti e di giusti pensieri.
Proteggi coloro che godono dell'amore di Dio nella serenità di una famiglia.
Proteggi la famiglia della Chiesa e rafforza la sua Unità nella Fede.
Oh... Madre, sei così dolce e buona...
Vorrei chiederti, infine, il perdono.
Perdona gli uomini quando sbagliano, quando non agiscono secondo la Santa Volontà.
Perdona noi e perdona me, che essendo umano a volte cedo alla tentazione del peccato.
Madre, vorrei dirti Grazie, per avere detto sì al Signore Dio e per averci donato Gesù, unica speranza, per un Futuro Migliore.
Tua figlia, Alessia Marà.




A PAPA FRANCESCO

Tu piaci moltissimo, Santo Padre
sei Padre, Nonno e Amico Buono
ami i più miti e i poveri, chiamandoli fratelli;
a Te piace stare tra la gente
come al Pastore tra le sue pecorelle.
Sei sapiente e ci insegni l'umiltà
sei il Maestro e noi i tuoi scolari
a Te piace stare tra gli ultimi:
gli infelici, gli ammalati, i carcerati.
Chiedi a noi di pregare per Te,
mentre Tu stesso preghi per gli altri
sei per noi esempio di umana carità
e ci insegni che l'agire è Fede,
perché solo così si è veri credenti.
Quando io prego, prego anche per Te
e, dopo la preghiera, ringrazio il Signore
per averci donato Te, Papa Francesco,
Padre e Amico Buono.

                                                              Lucio Marà


IL TEMPO

Mi desti il tempo, o Signore,
di fare ciò che volevo fare
poiché il tempo che ci dai
è un regalo che tu ci fai
negli anni della nostra vita.
Io di lavoro e di amore l'ho riempita.
Non ti chiedo oggi, o Signore,
il tempo di fare questo
e poi ancora il tempo di fare quello.
Ti chiedo la grazia
di fare sempre e con coscienza
nel tempo che ancora mi dai
tutte quelle cose, o Signore,

che tu vuoi ancora ch'io faccia.

                                                        Lucio Marà





CON PAPA FRANCESCO

A MESSA CON IL SANTO PADRE

Fra gli aspetti di papa Francesco che più hanno destato interesse e stupore c'è sicuramente la disponibilità, da lui stesso indicata come esigenza, di incontrare le persone, di essere “accessibile”. La volontà di restare nella residenza di Santa Marta, le telefonate fatte a semplici persone che gli avevano scritto, la predilezione per gli ultimi, la voglia di incontrare più persone possibile, hanno colpito tutti. Sono aspetti che non attengono semplicemente alla formalità e all'immagine ma che arrivano subito al cuore delle persone. Avevo sentito che ad un numero ristretto di persone era consentito quotidianamente di partecipare alla messa mattutina a Santa Marta. Avevamo da poco celebrato il trentesimo anniversario del nostro matrimonio. Nell'andare avanti con gli anni diventa più chiaro che quel poco di buono che riusciamo a fare non viene da noi; soprattutto l'amore vicendevole nel corso degli anni non è il prodotto del nostro sforzo, del nostro impegno, ma è dono di Dio. Come sarebbe bello ringraziare il Signore a messa con Papa Francesco! Come fare? Trovai l'indirizzo e-mail di Santa Marta  e scrissi senza dire niente a mia moglie, era il I ottobre. Il 4 ottobre ricevetti la risposta dalla segreteria particolare del Santo Padre: recava la data del 2 ottobre: il giorno dopo la mia e-mail! La mattina del 6 dicembre alle 6 e 20 eravamo già nei pressi del colonnato di sinistra in attesa di poter accedere. Faceva freddo, ma noi non ce ne accorgemmo: eravamo entusiasti ed emozionati come ragazzini. Nella residenza di Santa Marta era tutto predisposto per far sentire a proprio agio gli ospiti: un'accoglienza amichevole e cordiale. Quando prendemmo posto nella cappella, eravamo una sessantina, un sacerdote ci chiese se c'era qualcuno che volesse fare le letture, come in una parrocchia qualsiasi. L'omelia del papa, brevissima, circa tre minuti, prese spunto dal brano del vangelo dove viene detto delle grida di coloro che, coperti dalla folla, non riuscendo a vedere Gesù gridavano per farsi sentire. Anche la nostra preghiera deve essere insistente, non dobbiamo farci scrupolo di essere insistenti: la preghiera deve essere insistente e certa. Sicuramente il Signore può esaudire la nostra preghiera e la esaudirà nei tempi e nei modi che non conosciamo. Alla fine della messa, dopo alcuni minuti di raccoglimento, papa Francesco si mise all'ingresso della cappella per salutare ognuno dei partecipanti. Nel clima di amichevole semplicità che si era creato alcuni non riuscivano a trattenersi e lo abbracciavano e lui non si sottraeva ricambiando l'abbraccio.  Quando fu il nostro turno, ci inginocchiammo e baciammo la mano di papa Francesco, mia moglie disse “Santità siamo venuti a ringraziare il Signore per i trenta anni del nostro matrimonio … abbiamo tre figli … Santità benedica i nostri figli”; papa Francesco disse: “benedico voi e i vostri figli”. Io aggiunsi: “Ci siamo incontrati quando studiavamo all'università; in quegli anni abbiamo avuto la Grazia di conoscere don Giacomo Tantardini … Santità da quando Lei è stato eletto don Giacomo è di nuovo presente”. Il volto di papa Francesco si illuminò in un lieve sorriso: “conoscevo, conoscevo bene don Giacomo …”. A quel punto noi eravamo presi dall'emozione, papa Francesco ci rincuorò prendendoci le mani e il suo sorriso era più eloquente di tutte le parole del mondo. L'espressione che meglio descrive la sensazione di quei momenti è la parola benessere, nel senso proprio di stare bene. Dopo aver ringraziato papa Francesco per averci concesso quella occasione straordinaria ci congedammo. Siamo stati felicissimi di aver potuto salutare direttamente questo papa che ci ricorda tanto il nostro grande amico don Giacomo, che propone il cristianesimo semplice e misericordioso che si diffonde per attrazione, per iniziativa divina e non per  proselitismo.




IL MATRIMONIO È UN LAVORO DI TUTTI I GIORNI, UN LAVORO 
"ARTIGIANALE"!

L'incontro con il Papa è stato, per noi, un evento eccezionale e speciale. Eccezionale perché, da novelli sposi, abbiamo avuto la possibilità di incontrare la nostra guida. Speciale perché il nostro essere sposi sarà sempre alimentato dal ricordo del suo paterno abbraccio, dalla sua tenera richiesta: “Pregate per me” e dalle sue parole. Quel mercoledì, a Roma essere vicino a lui fisicamente è stato emozionante: abbiamo sentito la presenza del Signore e ciò che Papa Francesco annunciava, colpiva dritto al cuore: È importante, quando ci sentiamo peccatori, accostarci al sacramento della Riconciliazione. Qualcuno potrà dire: “Ma ho paura, perché il prete mi bastonerà”. No, non ti bastonerà il prete; tu sai chi incontrerai nel sacramento della Riconciliazione? Incontrerai Gesù che ti perdona! È Gesù che ti aspetta lì; e questo è un Sacramento che fa crescere tutta la Chiesa. Il Signore ci veniva presentato come un amico che incoraggia, consola e trasforma. Continuava a dire delle cose che stupivano per la quotidianità che si poteva riscontrare: I Sacramenti esprimono e realizzano un'effettiva e profonda comunione tra di noi, poiché in essi incontriamo Cristo Salvatore e, attraverso di Lui, i nostri fratelli nella fede. E, in effetti, quel giorno abbiamo vissuto, di persona  l'essere chiesa, l' essere comunità.  I nostri parenti, i nostri genitori, le nostre famiglie di origine fratelli e sorelle ci hanno sostenuto. I nostri amici: i nostri testimoni di nozze con le loro famiglie ci hanno regalato la loro preziosa presenza. Nonostante il caldo e la lontananza (erano in un altro punto della piazza) hanno accettato di stare con noi, lì. E questo ci ha commosso tantissimo. Il Vescovo di Roma continuava a scuoterci: I Sacramenti non sono apparenze, non sono riti, ma sono la forza di Cristo; è Gesù Cristo presente nei Sacramenti; e noi lo ascoltavamo con molta, molta attenzione.
Tempo fa il Papa disse: Il matrimonio è un lavoro di tutti i giorni, un lavoro "artigianale"! L’uomo aiuta la moglie ad essere una donna migliore, e la donna aiuta il marito ad essere un uomo migliore. Il segreto per un matrimonio di successo è racchiuso in tre parole: "Permesso, Grazie, Scusa".

Emidio ed io custodiremo quella bellissima giornata, a Roma, il 6 novembre 2013, l’udienza papale per i novelli sposi. La nostra strada è Gesù, è con Lui e per Lui, per confermarci famiglia, per rimanere uniti.

NOTIZIE DAL MARE

PESCA: SITUAZIONE DIFFICILE MA VINCE LA SOLIDARIETÀ

Ve lo immaginate il pescatore che, dopo aver tirato su le reti, con le mani ancora bagnate, si mette ad armeggiare con il tablet per comunicare alle autorità competenti  il tipo, la  quantità, la  qualità ed il peso del prodotto appena pescato? Va bene la telematica, ma qui forse si esagera. Eppure è una delle novità, tra le più contestate, introdotte di recente nel già martoriato settore della pesca. “Che senso ha”, protestano i pescatori,  “obbligarci a comunicare in questo modo la nostra attività quando sarebbe più semplice per noi riempire un modulo presso la Capitaneria di Porto una volta tornati a riva?”
Un'altra novità contestata è poi il blu box, il costoso satellitare dei natanti, obbligatorio per le imbarcazioni superiori a 15 metri. Ma fa discutere soprattutto la “licenza a punti”. Essa funziona allo stesso modo della più nota patente di guida: ad ogni navigante vengono assegnati 20 punti che possono essere decurtati se si commettono infrazioni (pesca entro le tre miglia, mancato rispetto della taglia minima da pescare ecc.). Il rischio è quindi che per un certo periodo di tempo non si possa esercitare il proprio lavoro. Nulla di positivo poi neanche per quanto riguarda i costi del gasolio che sono in costante aumento ed incidono ancora pesantemente sul costo del lavoro. Insomma, per la pesca sono ancora tempi difficili e non si vede ancora alcuno spiraglio positivo.
 L'Italia poi è poco ascoltata in sede comunitaria dove spesso dettano legge i paesi nordici. Le nostre istituzioni ormai fanno ben poco per aiutare un settore in forte crisi. Fra due anni anzi spariranno anche le agevolazioni previdenziali e fiscali e quindi ogni impresa dovrà pagare per intero le proprie quote.
Una delle questioni che continua a creare frizioni fra la categoria e le istituzioni è poi l'annosa diatriba sul fermo biologico, il periodo cioè in cui è proibito pescare per consentire il ripopolamento della specie marine. Quest'anno il fermo nell'Adriatico scatterà l'11 agosto e si protrarrà fino al 15 settembre. Il periodo prescelto non piace affatto alla nostra marineria perché in questo modo aumenteranno le importazioni e di conseguenza lieviteranno i prezzi e sarà difficile poi riportare il tariffario alla situazione precedente. “Sono anni che sosteniamo che il periodo migliore per il fermo biologico è quello primaverile, ma senza alcun esito. Imporre il fermo in piena stagione turistica è sbagliato anche perché saremo costretti a commercializzare pesce congelato o d'importazione, con grave danno anche all'immagine del nostro turismo”, spiega Vincenzo Staffilano, presidente del Gruppo Azione Costiera Costa Blu di Teramo.
Che dire poi dell'invasione delle flottiglie esterne che vengono nei nostri porti e spesso pescano in modo indiscriminato, pescando sottomisura senza neanche la mediazione del Mercato Ittico? E' una delle piaghe maggiori di cui si lamenta la categoria. Stanchi di questa situazione, alcuni armatori locali hanno addirittura abbandonato il nostro scalo per trasferirsi su altri porti dove il fenomeno è meno diffuso, come ad esempio San Benedetto del Tronto. Le autorità locali sembrano fare ben poco per frenare questo esodo, che costituisce, come è agevole comprendere, un grosso danno per tutta l'economia cittadina. E soprattutto non c'è alcun investimento sui giovani: molti pescatori sono vicino al pensionamento e non si vede alcun ricambio.
Qualcosa tuttavia si sta facendo, almeno per non far morire definitivamente la categoria. Una delle speranze è data dal FEAMP (Fondo Europeo per le Attività Marittime e della pesca), erede dei più noti FEP. Tali fondi europei sono stati introdotti e saranno operativi fino al 21 dicembre 2020. Ma mentre nel FEP  la pesca era considerata come attività a sé, con il FEAMP essa diventa solo un segmento di tutta l'attività marittima, accanto ad ecologia ed ambiente.
La novità più confortante e della quale abbiamo già accennato in qualche edizione precedente di quest'opuscolo è la nascita dei GAC (Gruppi di Azione Costiera). Essi sono sorti con il compito di valorizzare la nostra costa, e di sostenere  l'economia locale legata alla piccola pesca. Il Gac  Costa Blu di Teramo, di cui è presidente Staffilano, studia e supporta tutte le idee dirette a salvaguardare la pesca tradizionale, incentivando e promuovendo le possibilità di business ad esso connesse, che siano esse legate al commercio, alla gastronomia, al turismo o alla cultura marinaresca. Chi ha bisogno di incentivo, piano economico o semplicemente un parere, può perciò rivolgersi a tale organismo dove troverà dei professionisti che lo aiuteranno a capire come utilizzare al meglio i fondi destinati al settore ittico.
Tra le più importanti novità introdotte dal Gac va segnalato poi  l'impegno per accorciare la filiera di vendita con la commercializzazione del prodotto on-line direttamente al privato. A tale proposito sono nati, all'interno dei Gac, i Gruppo d'Acquisto Solidale (GAS) . Si tratta di un organismo che raggruppa  per il momento circa 150 famiglie della provincia di Teramo. Attraverso la rete telematica tali famiglie possono ordinare il quantitativo e la qualità di pesce desiderato. A capo del gruppo c'è un referente delegato a trattare e concordare il prezzo con le imprese di pesca.
È un metodo intelligente e solidale per aiutare le famiglie e dare un po' di respiro all'intero ambito della pesca. In questo modo ne trae giovamento anche l'intera economia locale. Non va dimenticato infatti che Giulianova costituisce il primo porto adriatico nella commercializzazione del pesce azzurro. Un'attività questa, che fornisce lavoro a migliaia di persone tra settore diretto ed indotto. Ed è una ricchezza certamente da salvaguardare e migliorare.                  

LA FESTA 2014

Sempre la festa cristiana è lode di Dio ed espressione concreta di fraternità.
In questo anno si aggiunge la ricorrenza del quarantesimo anniversario della Dedicazione della Chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo, che abbiamo già celebrato il 29 Giugno scorso.
Fare memoria di tale evento significa riconoscere che il Signore cammina sempre al nostro fianco e ci traccia la strada suscitando tra noi uomini e donne che hanno dedicato la loro vita a nostro Signore Gesù Cristo. Tanti volti affiorano davanti alla nostra memoria e altrettante grazie hanno arricchito la nostra comunità parrocchiale in lunghi anni di storia.
Si potrebbe comporre una litania di santi che hanno vissuto tra noi una vita ordinaria in modo straordinario e ora intercedono presso il Padre celeste: MARIETTINA, ANTONIO, VINCENZO, MARIANNINA, ANTONIETTA, ALBERTO (Bebé), GIUSEPPE, ROSA, OLIVIERO, EDOARDO, GIOVANNA, DON NICOLA D. G.,    DON FRANCO, ELISA, SERGIO, e tanti, tanti altri che la mia memoria non riesce a ritenere. Con la preghiera di questi nostri amici del cielo e con la Divina Grazia, la nostra Comunità cresce nella fede, si rafforza nella speranza e fa esperienza concreta di carità. La Madonna del Portosalvo vigila come una mamma premurosa, soprattutto sui figli di malferma salute spirituale e fisica, per i quali raddoppia la sua materna protezione e mediazione. Ecco l'essenziale della Festa Mariana: rifugiarci nel suo cuore di Madre.
Ci sono altre manifestazioni culturali, ludiche, sportive, che esprimono la gioia di un popolo unito nella fede in Cristo. Per questo anno mancherà la SAGRA DEL PESCE, a causa della indisponibilità della struttura predisposta sul porto. Non mancherà la partecipazione cordiale ed operosa di quelli che si dedicavano alla sagra e, per il prossimo anno, questi affezionati amici pregheranno, penseranno, inventeranno e realizzeranno con maggiore slancio una rinnovata edizione della sagra.
Sono grato al popolo giuliese, alla comunità parrocchiale, ai cari parrocchiani estivi, all'instancabile comitato, ai preziosi questuanti e a quanti si adoperano con responsabilità, perché la festa di Maria SS.ma del Portosalvo sia un annuncio di salvezza per tutti.

Don Ennio Lucantoni

CELEBRAZIONE PER I QUARANTA ANNI DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

Quaranta anni dopo la consacrazione della Chiesa di San Pietro Apostolo a Giulianova, don Ennio Lucantoni, parroco della Natività di Maria Vergine, è tornato ad invocare il Signore per "un nuovo inizio che risponda alle sollecitazioni del Santo Padre e al piano pastorale della nostra Diocesi ...una nuova stagione di fede, speranza e carità, come un nuovo innesto nell'albero fruttifero di Gesù". Con il cuore in mano il sacerdote si è rivolto ai tanti fedeli raccolti nella chiesa confessando come "il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza ma possiamo dirlo tutti che ci è stato vicino e ci ha dato forza ed ora continua a camminarci affianco per un nuovo inizio urgente nella nostra comunità parrocchiale", e ripercorrendo la storia ha aggiunto quanto sia stato importante il contributo di quella "provvidenza" che, attraverso i Vescovi, i sacerdoti ed i benefattori, gli sono restati vicini,  "40 anni or sono il Signore manifestò la sua particolare vicinanza nella realizzazione di questo tempio materiale che per me, giovane ed inesperto, sembrava uno scoglio insormontabile". L'edificazione a Giulianova della chiesa consacrata a San Pietro è coincisa in passato con "un nuovo inizio nella vita di fede", scandito da "una fioritura di giovani attirati da Gesù" soprattutto attraverso CL e don Giussani che hanno segnato "un forte slancio missionario" e la fioritura di molti movimenti ed associazioni quali AC, Cursillos, Scouts e tante altre, "il segreto della vitalità pastorale è la preghiera, la testimonianza di tante anime buone ...il Signore mi ha fatto incontrare tanti Santi, nella vita ordinaria vissuta in modo straordinario ...nomi fissi nel cuore ...continuano ad intercedere per noi". Pregando di fronte ai suoi parrocchiani, don Ennio Lucantoni ha voluto citare il  Re Salomone nel giorno della dedicazione del Tempio di Gerusalemme "...sono cosciente dei miei limiti e soprattutto del mio peccato, perciò con cuore contrito e umiliato mi rivolgo a te Padre ricco di misericordia. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo, ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo quando preghiamo in questo luogo, ascolta nel luogo della tua dimora in cielo, ascolta e perdona". Anche nelle parole del Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia, i ringraziamenti e la gioia nel celebrare l'anniversario della consacrazione di una chiesa, proprio nel giorno della ricorrenza liturgica, un modo per aggiungere forza all'essere Chiesa di mattoni vivi ispirata alla solidità di Pietro ma anche missionaria pronta a testimoniare e annunciare come fatto da Paolo. "noi pietre vive ci sentiamo impegnati come Pietro e Paolo, disposti ad andare lontano, non solo geograficamente ma soprattutto culturalmente? ...come nelle nostre famiglie dove aumentano i 'si ...ma', 'ma tutti fanno così' e la famiglia comincia ad isolarsi ed allontanarsi", le parole lapidarie del Vescovo Seccia che ha chiamato la comunità a non preoccuparsi solo del luogo di culto ma ad uscire, "non abbiamo paura di mostrare la nostra identità, non la imponiamo a nessuno ma guai se abbiamo paura ...la nostra civiltà sembra voler mettere in angolo tutti i segni, ma il segno della croce è il segno della vittoria del bene sul male, di Dio che ama  gli uomini ...le pietre si mettano in cammino e diventino concretezza nel bisogno, presenti nel mondo non come maggioranza ma come lievito ...amore, solidarietà, riconciliazione, questi i doni che dobbiamo fare per costruire ponti e non confini".
Lasciatemi dire innanzitutto che è molto bello e significativo celebrare l'anniversario della dedicazione della chiesa, in questo caso di San Pietro, nella solennità degli apostoli Pietro e Paolo, perché è in sintonia con il significato stesso della liturgia, della Parola di Dio che abbiamo ascoltato e del nostro essere Chiesa, possiamo comprendere una piccola parola: memoria viva.
Pensando ai 40 anni pensiamo alla storia ma pensando alla Chiesa, pensiamo a noi.
È la viva memoria che si realizza nell'Eucarestia, è la viva memoria della parola di 2000 anni fa che abbiamo ascoltato questa sera, oggi.
Perciò cominciamo proprio di qui (Mt 16, 13-19)
Gesù rivolge una domanda che sembra essere di curiosità: la gente che cosa dice di me?
Gli apostoli gli rispondono ma la vera domanda che Gesù rivolge agli apostoli è: ma voi chi dite che io sia?
E allora chiediamoci, chiedetevi, perché Gesù viene?
Può sembrare una domanda banale ma non vorrei che l'abitudine della professione della nostra fede ci faccia dimenticare quell'aspetto veramente personale della professione di fede che in Gesù Cristo, figlio di Dio nostro salvatore e redentore, nato da Maria che dall'alto della croce ci ricorda: vedi fino a che punto io ti ho amato? Vedi cosa significa la parola che dici troppo spesso: il salvatore, la salvezza …è qui è nella croce, è questo amore fino alla fine, fino alla consumazione.
Ecco, mentre noi ci rendiamo conto di questa affermazioni, non solo io per spiegarle, per ricordarle a me stesso  ma anche per ricordarle a ciascuno di noi, ecco la grande sorpresa …Caro Pietro: né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E cioè la nostra professione di fede è un dono di Dio. È un dono che abbiamo ricevuto e nella misura in cui lo riscopriamo vero, valido, importante per noi oggi, ecco, la memoria si fa viva, la croce di Gesù. Gesù crocefisso ci parla ancora e l'eucarestia diventa non un ricordo ma la presenza di colui che fidandosi di uomini semplici, anzi, di uomini che dal punto di vista umano nell'arco di tempo in cui hanno conosciuto Gesù potevano anche essere poco raccomandabili, perché non è che l'entusiasmo salva, l'entusiasmo di Pietro che dice: io sono tuo amico, io darò la vita per te, io non ti tradirò mai.
Però alla prima paura, alla prima tentazione, alla prima occasione di fare la stessa fine: ma chi lo conosce?
Attenzione che può capitare anche a noi, certo non è questo che ci deve scoraggiare, dobbiamo fare attenzione ma dobbiamo ancor più credere che quel segno della croce ed ancora più Cristo dalla croce è il segno della misericordia.
Ti ho amato e sono disposto ad amarti fino alla fine, accogliendoti come tu sei, come tu riconosci davanti a me, dice Gesù.
E lo stesso Paolo, addirittura nel momento cruciale, lo aveva già fatto tante altre volte: stava andando a prendere dei cristiani, dei discepoli del cosiddetto Gesù nazareno per condurli a Gerusalemme e farli processare ed uccidere. Lo abbiamo sentito che una decina di anni dopo, nella prima lettura, si ripete la stessa situazione perché il Re Erode, sapendo quello che stava avvenendo a Roma poco prima di Nerone, Caligola e altri Imperatori che si sono distinti nelle persecuzioni dei cristiani, anche lui dice: il primo lo abbiamo fatto fuori, Giacomo che era il Vescovo di Gerusalemme, e allora togliamo di mezzo anche Pietro Me lo fai carcerare.
È il potere di tutti i tempi che crede, con la forza, con la violenza, con la ragione di stato, di togliere davanti non solo i segni ma soprattutto le persone che rappresentano colui che è venuto per dare la vita presentandosi come via, verità e vita. Colui che ha detto: credete in me e sarete felici, seguitemi.
Aveva detto queste cose e gli apostoli che hanno capito il messaggio di Gesù, proprio Pietro  nella sua lettera aggiunge, pensando al Tempio: siete diventati pietre vive ...non cemento armato ma molto di più, pietre vive, questa è la Chiesa
È la Chiesa che come una medaglia ha due facce, la faccia di Pietro nella solidità della pietra, ma una pietra che è viva perché annuncia, perché deve essere pronta a risorgere …quando abbiamo ascoltato nella Prima Lettura (At 12, 1 11): alzati, in fretta! …mettiti la cintura e legati i sandali …ed è da chiedersi ciò, cioè tutti quegli impedimenti umani che fisicamente sono indicati dalle catene ma che sono quei lacci che tante volte ci impediscono di professare la nostra fede.
E magari ce li leghiamo da soli, perché servono a giustificarci per non fare questo, non fare quest'altro, contro ogni se e ogni ma …si ma, si però …è come un retaggio che noi ci mettiamo per sentirci al sicuro e stare immobili, forse per rinchiuderci in una prigione, una prigione dove Cristo non c'è, non lo annunciamo e non lo professiamo.
Bisogna uscire all'aperto, anche se può sembrare un sogno come a Pietro.
Pietro quando si sveglia dice: ora ho capito.
Chiediamoci: c'è stato un momento nella nostra vita nella quale ci è venuto spontaneo dire “ora ho capito”?
E non perché siamo diventati più intelligenti, più bravi, ma perché ci capita di affermare un particolare della nostra fede, questo particolare che oggi è riportato nel Vangelo: né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
È lo spirito che ci guida alla verità tutta intera, è lo Spirito che da a delle persone inermi, fragili, come Pietro ieri e come Paolo che si lasciano condurre, basta sfogliare al Seconda Lettera ai Corinzi per capire tutte le traversie che Paolo ha dovuto affrontare senza mai tirarsi indietro nell'annunciare il Vangelo, e quindi per costituire, formare e fondare le comunità, le Chiese viventi.
Ecco allora che tutti questi richiami ci coinvolgono nella consapevolezza di essere stati chiamati a formare una Chiesa viva, una Chiesa che ha la faccia di Pietro per la sua solidità e coraggio ma ha anche di contro la faccia e l'impegno di Paolo, testimone, annunciatore, viaggiatore, missionario.
È Paolo che va alle genti, oggi chiaramente le sue lettere, per quanto ci indichino la missione dei suoi viaggi, rappresentano un mondo abbastanza circoscritto, ma immaginate oggi come questo Vangelo deve continuare ad essere annunciato ed a risuonare in tutte le parti del mondo ma questo può avvenire se noi che siamo qui stasera, noi che formiamo la Chiesa viva di pietre vive, ci sentiamo tutti impegnati non solo nella fedeltà di Pietro ma anche nella disponibilità di Paolo ad andare, dove? Lontano e vicino.
La lontananza non è solo geografica ma di cultura, di abitudini, è la lontananza che si crea nella famiglia quando, pur essendo tutti battezzati, aumentano i si ma, però per me, secondo me, ma tutti fanno così, e allora nella famiglia cristiana, che è la pietra viva della Chiesa, a volte comincia a sbriciolarsi, cioè a non essere più pietra fondante, pietra forte che annuncia, testimonia e vive della fede.
Capite come Pietro e Paolo sono presenti in famiglia, come nella comunità?
Perché è così bello sentire una comunità che si preoccupa non solo di celebrare nel luogo consacrato il sacrificio, il culto a Dio gradito, ma a questo punto esce dalla chiesa e arriva alla società, arriva in questo mondo che mette molti schermi, molte opposizioni, molta indifferenza, che continua a segnare più divisione che comunione, riconciliazione, più proibizioni in riferimento alla pratica della fede …guardate che dobbiamo stare attenti: non abbiamo paura di mostrare la nostra identità, non la imponiamo a nessuno ma guai a noi se abbiamo paura.
La nostra società purtroppo, non quella dei paesi lontani ma  anche la nostra civiltà europea, sembra più voler mettere in angolo tutti i segni della fede. Ma il segno della fede, il segno della croce, il segno della vittoria del bene sul male, è il segno della certezza che Dio continua ad amare gli uomini, e questo amore passa, deve passare attraverso la testimonianza che dobbiamo offrire.
Allora le pietre vive si mettono in cammino e diventano costruzioni  di accoglienza, diventano gesti di solidarietà, diventano condivisione nel bisogno, e allora si che la Chiesa di Cristo, presente nel mondo non come maggioranza ma come lievito ha detto Gesù, siate lievito, siate seme, siate annunciatori, perché con questo compito noi veramente seguiamo l'esempio del Signore che, ha dato tutto per noi fino a donare se stesso.
Il dono che possiamo fare di noi stessi è proprio il dono dell'amore, della solidarietà, della riconciliazione, cioè di quei gesti che costruiscono ponti e non divisioni, che costruiscono un'alleanza nuova che noi celebriamo proprio nell'Eucarestia, quando Cristo si dona a noi.
E allora stasera, mentre cantiamo proprio una liturgia di lode, di ringraziamento alla Santissima Trinità perché si è degnata di abitare in questo luogo con il segno della dedicazione, quindi dell'unzione con il Crisma anche delle pareti e dell'altare, chiediamo al Signore che questo Crisma penetri, entri anche nelle nostre vite, perché animati dallo stesso spirito, possiamo  insieme con Maria Santissima aprire le porte del cenacolo ed andare ad annunciare il Vangelo ed essere quei discepoli che continuano, in una viva memoria, ciò che Cristo ha compiuto una volta per sempre.
E proprio in virtù della sua divinità possiamo dire che questa attualità, questo sempre è quello che noi viviamo se lo viviamo con fede, con gioia e con speranza.
Sia lodato Gesù Cristo

Michele Seccia
Vescovo